:: MEMORY #03 ::

Song: Stella By Moor

Jet lo aiutò con poche brusche maniere a stendersi sul divano malandato della grande sala del Bebop. Nel silenzio che li circondava, Spike capì quanto l'amico fosse preoccupato, nonostante fingesse di avercela con lui.
Non appena sentì il contatto del tessuto ruvido sulla pelle del suo corpo, riebbe la serena sensazione di essere tornato a casa e una lieve nostalgia riprese a poco a poco ad addolcirgli il cuore.
Senza parlare, chiuse gli ucchi per un momento, emise un profondo sospiro e li riaprì. La ventola del condizionatore roteava lentamente dritta davanti ai suoi occhi, ronzando e tenendogli dolcemente compagnia in quella stanza circondata da spesse e resistenti pareti di metallo.
Poi, migliaia di pensieri tornarono ad affollargli di nuovo la mente, mentre con lo sguardo colmo di stanchezza continuava a fissare laconicamente il soffitto. Cercando di liberarsene, sbatté le palpebre un paio di volte, allungò le gambe e chiuse gli occhi e il sonno cominciò lentamente a fargli perdere i sensi.
D'improvviso, si ritrovò in un deserto. Gli parve di sentire i caldi raggi del sole sulla pelle, la sabbia tra i suoi capelli crespi, il vento che dolcemente lo trascinava via, fino a condurlo sulla riva di un mare sconosciuto, su una spiaggia bagnata da un'acqua limpida e cristallina, per sorvolare, sulle ali di un gabbiano, quella grande distesa azzurra, per arrivare dove il cielo e l'acqua si fondono in un profondissimo blu e poi, ancora, scivolare e cadere tra la schiuma ed essere trasportato via dalle onde, lontano... Sentiva la sua anima leggera, minuscola come un granello di sabbia, che veniva trascinata via da una terra desolata, rossa come il colore del sangue, per andare dove aveva sempre sognato di voler essere, un luogo dove potesse essere abbracciato, almeno per poco, dal calore dei raggi del sole, in cui potesse essere amato davvero almeno per un attimo, in cui la vita potesse sembrargli meno dura, un luogo tranquillo, sereno, dove avrebbe potuto portare anche Julia, per liberarla dalla sua cattiva sorte.
Julia... correva su quella spiaggia dorata e rideva, rideva come non aveva mai riso in vita sua, come non l'aveva mai vista ridere. Un piccolo cane bianco giocava a rincorrerla, mentre il vento le scompigliava i lunghi riccioli biondi e le faceva svolazzare il sottile vestito verde che indossava, lievemente bagnato dagli schizzi provocati dai suoi piedi nell'acqua. Spike la guardava correre, accovacciato sulla sabbia umida, la vedeva scivolare, buttarsi a terra e giocare con il cane.
"Spike! Spike!", lo chiamava Julia, "Vieni!", gli gridava. Allora lui iniziava a correrle incontro e lei fuggiva, facendosi sempre più lontana, mentre rideva e ripeteva il suo nome. Poi, d'un tratto, si fermava ad aspettarlo e, come lui allungava le braccia per cercare di afferrarla, lei riprendeva a correre e correva, correva, fino a sparire con una folata di vento.
"Un sogno è solo un sogno e non potrà mai diventare realtà", gli diceva una voce che sentiva provenire dal cuore, una voce arcigna, crudele e beffeggiatrice, che assomigliava a quella del barista del Julius'.
In quel momento, un forte odore di tabacco gli riempi le narici e, rendendosi conto di essersi svegliato, Spike riaprì gli occhi su quel soffitto grigio e puzzolente, sulla ventola che continuava a roteare come se nulla fosse accaduto, restandosene col cuore infranto dal sogno che aveva appena fatto.
"Spike, quello che stai facendo... ne vale la pena?", una voce profonda, accanto a lui, interruppe per un momento il flusso costante della sua tristezza. Jet sedeva su una poltroncina, a pochi passi da lui, tenendo fra le mani una sigaretta fumata a metà. Spike, lo guardò per qualche istante in silenzio, come se non avesse compreso le parole pronunciate dall'amico, e poi dopo essersi faticosamente messo a sedere, gli face un lieve cenno abbassando il capo.
"Capisco... è incredibile quanto ti riesca bene ficcarti nei guai!"
"Che ci vuoi fare, sono un maestro...", ridacchiò Spike ai rimproveri sottili dell'amico.
"Ehi, mi daresti una sigaretta?"
Jet gli lanciò il pacchetto, guardandolo con un che di ammirazione misto a compassione, mentre con sguardo assente ed espressione triste aspirava il fumo con profonde boccate.
Un giorno, sentiva, le loro strade si sarebbero separate e lui sarebbe rimasto solo, ancora una volta.