review

Quando seppi Gackt ed Hyde si fossero proposti insieme quali attori in un film, confesso, ritenni si trattasse della solita operazione commerciale, destinata a sfornare il classico prodotto di serie B, buono al più per le fans, ma sostanzialmente privo di qualsivoglia valore.. Sono dunque rimasta molto sorpresa quando, nel corso della visione, mi son trovata più volte ad esclamare 'Però! Davvero molto convincente'! Considerando non conoscessi la lingua in cui si esprimevano, la loro abilità diveniva la chiave di volta per accedere alla trama. E posso dire sia stata operazione assolutamente agevole. Sotto il profilo tecnico, Moon Child è un film molto eclettico: la tradizione delle pellicole d' azione alla John Woo (A better tomorrow) si fonde con il richiamo al genere gotico-vampiresco di Intervista col vampiro, creando consapevolmente il terreno per incontrare il favore del pubblico più diverso, egualmente attratto sia dalle molteplici e movimentate sequenze degli scontri a fuoco, sia sottilmente irretito dal controverso rapporto tra i due protagonisti. Allo stesso modo vengono fusi insieme molteplici registri: quello comico, quello drammatico, quello violento e quello sentimentale, senza calcare mai eccessivamente la mano (cosa rara nel trend della recitazione orientale). Plauso meritano davvero i protagonisti: Gackt mostra un insospettato talento comico, e nella veste dello Sho adolescente ed innamorato dà davvero il meglio di sé (compresa qualche documentata testata, nel corso di scene d' azione in cui non ha voluto controfigura). HYDE, vista anche la complessità del ruolo, è di un' intensità persino dolorosa e per certo mostra d' aver integralmente assimilato la parte di Kei, cui dona un seducente ed accattivante carisma. Ovviamente non mancano le imperfezioni formali. Poco curata è la scenografia: se non apparissero i sottotitoli a ricordare l' azione si svolga nel futuro, sarebbe praticamente impossibile capirlo.. Alcuni rapporti vengono liquidati troppo frettolosamente: poco esplorato, ad esempio, è quello che intercorre tra Son e Yi-che, di cui nulla si dice dopo il matrimonio con Sho (tecnicamente militante sul fronte opposto della barricata). Ugualmente poco sfruttato è il tema 'vampiresco': concordo con la più elegante scelta di evitare lo splatter, ma la natura di Kei viene appena citata, salvo poi diventare elemento fondante per gli sviluppi della trama. In un certo senso, ho avvertito uno squilibrio tra le diverse componenti del film, quasi stessi guardando un action-movie irrisolto tra l' essere integralmente tale o convertirsi in un ibrido fantasy. Molto graziose, invece, a mio parere, le scelte registiche per descrivere il periodo d' oro della banda, con un effetto shakycam piuttosto originale. Molti i momenti davvero memorabili, sebbene la chiusa sia senz' altro di un' intensità inarrivabile. In buona sostanza, direi si  possa davvero definire un buon film, che merita di essere visto anche solo per superare alcuni pregiudizi della cinematografia occidentale rispetto a quella dell' altra metà del mondo. E, naturalmente, anche per ammirare una coppia davvero eccezionale!