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Nel profondo del mio cuore, ero felice per questo incontro
inaspettato.
Allo stesso tempo tremavo di fronte all'ombra dell'addio
e fissavo i tuoi occhi,
senza capire nulla.
Gackt si svegliò tra le morbide coperte del suo letto, che profumavano
ancora di lei. Forse era ancora lì, accanto a lui, addormentata.
Aprì gli occhi e alzò leggermente la testa. Il letto era vuoto. Non
c'era nessuno. Lei... non c'era più. Era sparita, senza dirgli nulla.
Nulla. Aveva lasciato solo il suo profumo sul cuscino e tra le coperte.
Nemmeno tutti i ricordi che ho, in un'illusione che sembra un sogno,
riescono a cambiare qualcosa
Tu sei sempre lì, custidita nei miei ricordi.
E ho osservato ancora i tuoi occhi,
non è cambiato nulla...
Si mise a sedere. Il contatto del suo corpo nudo con il fresco pulito
delle lenzuola gli procurò un leggero, timido piacere. Posò una mano sul
letto, dove lei si era sdraiata e sentì che era freddo. Freddo. Non
c'era più il calore di quel corpo morbido e delicato che gli aveva
tenuto compagnia e gli aveva donato tante forti emozioni in quella notte
buia e silenziosa. Non c'era che quel suo profumo, un profumo di...
strano che non riuscisse a descriverlo.
Se avessi allungato le mie braccia, avrei potuto raggiungere il tuo
effimero sorriso.
Quando chiudo gli occhi, tu svanisci tra le mie braccia ed
io che volevo abbracciarti ancora una volta...
Non dimenticherò mai quel giorno, il nostro incontro... mai.
Non lo dimenticherò mai...
Prese il cuscino su cui lei aveva posato quei suoi nerissimi capelli
profumati e se lo strinse al petto. Si tolse le coperte di dosso e si
alzò. Gironzolò un po' per la casa, sempre stringendo a sè quel cuscino,
quasi fosse alla disperata ricerca di lei. Appoggiò la testa alla
finestra e guardò fuori: le strade di Kyoto si erano svegliate da tempo
e, ormai, brulicavano di gente. Una giornata nuvolosa... un'acquazzone
in arrivo. Si sarebbe bagnata, se fosse stata ancora in strada. Ma
probabilmente era già al sicuro, al riparo.
Danzavi nel vento
e la tua graziosa figura
era circondata di luce.
E osservavo i tuoi occhi,
ho osservato i tuoi occhi per molto tempo.
Anche adesso ti sto osservando
Non è cambiato nulla...
Riprese a camminare per la casa. Mei, la sua gatta, lo seguì miagolando,
finché lui non si chinò ad accarezzarla. Poi, attraversò di nuovo, una
per una, le stanze di quella casa silenziosa e, capitato in bagno, si
guardò allo specchio. Notò nei propri occhi blu una triste lucentezza,
simile a quella che aveva scorto osservando gli occhi neri di lei.
Appoggiò la testa allo specchio e, improvvisamente, pensò che si sentiva
infinitamente solo. Quel silenzio che lo circondava lo angosciava
tremendamente e gli faceva tornare in mente quel suo sorriso triste.
Lentamente, lasciò andare il cuscino e, non appena cadde a terra, sentì
sgorgare una lacrima, calda e salata, sulla sua guancia.
Pianse. Pianse in silenzio, fino a che non ebbe più lacrime. Senza un
motivo preciso, semplicemente gli andava di farlo. Pianse, accasciandosi
a terra, accanto a quel cuscino profumato. Lo raccolse e se lo strinse
di nuovo al petto, annusandone la dolce, fredda fragranza, che pian
piano stava svanendo, lasciando il posto ad un pungente, ma fresco odore
di pulito.
Se avessi allungato le mie braccia avrei potuto raggiungere il tuo
sorriso triste.
Quando chiudo gli occhi, tu svanisci nei miei sogni ed
io che volevo abbracciarti ancora una volta...
Non dimenticherò mai quel giorno, il nostro incontro... mai.
Non lo dimenticherò mai...
Quando si fu completamente sfogato, si asciugò gli occhi arrossati, si
alzò in piedi e, guardandosi ancora allo specchio, sorrise alla sua
immagine riflessa.
In fondo... non era poi così solo...
Non lo dimenticherò...
FINE |