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Entrò nella stanza buia e si sedette
alla piccola scrivania di fronte alla finestra. Intorno a lui si ergeva
un silenzio angosciante, infranto solamente dallo scrosciare della
pioggia sul vetro. Kyo vi appaggiò il palmo della mano e sentì quella
fredda superficie gelargli la mano. Quel vetro sottile, leggermente
appannato che separava quella stanza vuota, squallida e inquietante
dall'eterea dimensione esterna, in cui la furia di un temporale estivo
imperversava, rendendola straordinariamente più irreale di quel che gli
era sembrato.
Rimase, come ipnotizzato, a fissare il panorama che si estendeva oltre
quella finestra, unica porta di comunicazione tra il suo cuore e la
lontana dimensione del reale. Osservava la pioggia cadere e purificare
il terreno e le verdi foglie del ciliegio, già nel cortile, piegarsi
docilmente ai goccioloni di pioggia. Quello scroscio continuo...
Shhhhhhh... talmente irreale da sembrare voler tramutare quell'attimo in
un'eternità.
***
"Ehi!" Die, entrò nello studio, facendo un cenno di saluto a Kaoru, che
gli rispose alzando leggermente una mano e sorridendogli.
"Dove sono gli altri?" chiese.
"Totchi è andato a comprarsi qualcosa da bere e Shin-chan... non so,
credo sia andato in bagno..."
"Ad incipriarsi il naso?" fece Die, sghignazzando.
"Dai-chan, smettila di prenderlo in giro... lo sai che si arrabbia
facilmente..."
"Ma dai, cos'ha da prendersela tanto? Lo sa che scherzo!"
"Sì va bhe, lasciamo perdere..." disse Kaoru, rassegnatosi alla
cocciutaggine di Die.
"E Tooru-chan, dov'è?"
"A casa sua... sta partorendo..."
"Capisco..."
Die si avvicinò silenziosamente alla finestra e si fermò a fissare la
pioggia che cadeva fitta.
"Ehi, Dai-chan..." sbottò d'improvviso Kaoru.
"Mh?"
"Pensi che Kyo se la sia presa per quella storia?"
"Quale storia?"
"Dai, non ti ricordi? Quello che gli ha detto Miya l'altro giorno..."
"Ah, quella... no, non credo... Kyo non è tipo da prendersela per certe
cose..."
"Credi?"
"Dai, Kao-chan, lavora di cervello... stiamo parlando di Tooru! Yu-huuu!
Tooru... quello che ha la sensibilità di un elefante!"
"Bhe, sì... forse hai ragione, mi sto preoccupando per niente..."
"Ehi, Kao..."
"Sì?"
"Ce l'hai una sigaretta?"
"Sorry, le ho appena finite!"
"Seee! Dicono tutti così!" disse Die guardando l'amico con fare
sospettoso.
"Non ci credi? Guarda..." e, detto questo, Kaoru gli mostrò il pacchetto
vuoto.
"Va bene, allora vuol dire che la estorcerò a Totchi appena varcherà
quella soglia!" disse scherzosamente, ed entrambi, guardandosi negli
occhi a vicenda, si misero a ridacchiare silenziosamente.
***
Dopo essersi fumato un paio di sigarette, finalmente Kyo decise che
forse era giunto il momento di mettersi al lavoro. Accese la lampada e,
dopo aver preso i suoi fogli e la sua penna, azionò il lettore CD per
ascoltare la base sulla quale avrebbe dovuto comporre le parole della
nuova canzone.
Non appena la musica ebbe inizio, chiuse gli occhi ed emise un respiro
profondo. Mentre quelle note graffianti fluivano nel suo cuore cominciò
a delinearsi nella sua mente una pallida, sfocata immagine. Una bianca
camera d'ospedale, le candide lenzuola di un letto in acciaio, l'odore
insopportabile di disinfettante e di medicine, il pallore giallognolo di
un volto moribondo, il pianto silenzioso di una donna al suo
capezzale... angoscia, dolore, nostalgia, lacrime, singhiozzi soffocati,
sospiri... tutto questo prese improvvisamente forma nel suo cuore, già
abbastanza divorato dalla tristezza e dalla solitudine, lasciandolo
fluttuare in un'immagine surrealistica, in un corpo che non era il suo,
in uno spirito che non era reale, ma che avrebbe potuto esserlo... sì,
che avrebbe potuto esserlo... lo spirito di un uomo sconosciuto che,
probabilmente, in quel medesimo istante, stava vivendo davvero quella
psichedelia, sul confine sottile tra sogno e realtà.
***
Appena Shinya rientrò, sul volto di Die si fece largo un sorrisetto
malizioso.
"Ehi, non te lo sei mica incipriato bene, eh!" disse Die, prendendo in
giro l'amico, e gli toccò scherzosamente il naso con un dito.
"Che stai dicendo? Hai bevuto?" gli rispose Shinya, gettandogli uno
sguardo pieno d'odio.
"Dico, il naso... non te lo sei incipriato bene!"
"Non mi sono incipriato il naso!" replicò Shinya con il fuoco negli
occhi, mentre Kaoru se ne restava seduto a strimpellare la chitarra
assistendo silenzioso alla scena.
"Dai, calmati! Stavo solo scherzando! Diglielo anche tu, Kao, che stavo
scherzando!"
"Ah, non chiamare in causa me adesso, io non voglio entrarci nei vostri
stupidi litigi!" disse Kaoru con un tono calmissimo, mentre proseguiva
nel suo passatempo.
"Uffa! Certo che anche tu, Shin-chan... il senso dell'umorismo lo hai
messo al posto dello zerbino, eh?!"
"Baka!" sussurrò Shinya, sbuffando.
"Ma no, dai... ti sei arrabbiato? No... su dai fatti abbracciare, sei
così kawaii con questa magliettina attillata!"
"Stai lontano da me! Non mi toccare!" gridò Shinya istericamente, e
corse a rifugiarsi dietro l'autorevole figura di Kaoru.
Die lo guardò sorpreso e allo stesso tempo un po' irritato.
"E da quando in qua corri a rifugiarti da Kao-chan, eh Shinya?"
Kaoru sbuffò, ma continuò pazientemente a far finta di nulla.
"Tsk! Questa è bella! Però poi non venirmi a cercare quando vuoi sc..."
L'entrata in scena del dolcissimo Toshiya, con una lattina fra le mani,
troncò in pieno ciò che Die stava per dire.
"Ehilà!" li salutò, ma sentendosi addosso gli sguardi infuocati di
Shinya e Die e quello di Kaoru, sorpreso e felice allo stesso tempo per
il fatto di non dover più essere l'unico ad assistere a quella scena
carica di stupide e insensate gelosie, un po' imbarazzato chiese:
"Ehm... mi sono perso qualcosa?"
"Solo una scenata di gelosia... non preoccuparti!" rispose Kaoru
sorridendogli, quasi come se fosse un avvenimento all'ordine del giorno.
"Oh, bhe... capisco..." fece Toshiya, prendendo un sorso dalla sua
lattina.
"Ah, Totchi... giusto te... ce l'hai una sigaretta?" intervenne allora
Die, abbandonando momentaneamente i propri rancori e cercando di
cambiare discorso.
"Sì, nella custodia..."
"Arigatou!" disse Die, e si diresse subito verso l'angolino in cui
Toshiya aveva posato il suo prezioso strumento.
"Die, sei davvero ammirevole quando si tratta di cambiare discorso
all'improvviso..." ridacchiò Kaoru, visibilmente schierato dalla parte
di Shinya.
"Che ci vuoi fare? Dopotutto anche io per queste cose ho una sensibilità
da elefante...".
Detto questo, prese la sigaretta tanto agognata e si allontanò dalla
stanza, in cerca di un posto dove fumare in tutta tranquillita.
***
Si lasciò trascinare per quei pochi minuti da quelle note angoscianti e
da quelle improprie emozioni, cercando di non evitare il senso di
turbamento che queste gli procuravano, lasciandosi cullare a pieno da
esse.
Terminata la musica, Kyo splancò lentamente gli occhi, perchè in tal
modo credeva di doverli riabituare alla scura luce della realtà che lo
circondava e, prendendo la penna tra le dita, iniziò a sporcare di
inchiostro quel foglio bianco che si stendeva innanzi a lui con
arroganza e presunzione.
Dalla finestra, il ciliegio non cambia mai
si agita, si agita, si agita, si agita e danza nel vento...
La mia mente si farà più debole ancora oggi
chi sei tu? Non ricordo niente...
Tieni la mia mano con molta forza,
delle lacrime sono state versate su questa mano che stai stringendo
I tuoi occhi che non smettono di piangere mi hanno detto qualcosa...
Per qualche ragione il tuo profumo mi rende così nostalgico...
In questa stanza, da solo, perderò certamente la vita,
un fiore che nessuno può trovare...
I fiori che si agitano rapidi sventolano al vento,
e il vento soffia nella mia bianca camera per pazienti
Quando il dolore riempiva i miei giorni,
tu abbracciavi il mio magro e brutto corpo
Finalmente ricordo la persona più importante...
Domani diverrò cenere e ritornerò alla polvere
Il ciliegio che vedo dalla mia finestra... voglio dormire sotto quel
ciliegio...
Mi avvolgi caldamente con le tue braccia...
Nella stanza numero * sono lentamente condotto via
come se non potessi dimenticarti...
Da allora fluttuo nel vento insieme al ciliegio, ricordandoti...
Fluttuo e fluttuo e
fluttuo e fluttuo e...
In men che non si dica il foglio bianco fu riempito di kanjii e di
cancellature varie e solo quando si rese conto di aver terminato Kyo
lasciò cadere la penna sulla scrivania e, chiudendo gli occhi, immaginò
nuovamente la scena di prima, aggiungendovi altri particolari,
alternandone alcuni fotogrammi alla dolce visione di un ciliegio in
fiore.
Rimase a sognare per alcuni istanti, poi, ridestatosi, scrisse sul
foglio l'ennesima riga, quella che avrebbe racchiuso il titolo della
canzone:
... Goushitsu, Hakushi no Sakura
A quel punto si alzò e si diresse verso il telefono, soddisfatto del
proprio lavoro.
***
"Mh, mi sa che Dai-chan se l'è presa..." sussurrò Toshiya, dopo aver
gettato nel cestino la sua lattina vuota.
Kaoru annuì, tirando un'occhiata furtiva a Shinya, che dopo la fuga di
Die si era rintanato vicino alla finestra a guardare la pioggia cadere.
"Eh, sì... mi sa proprio..." ripetè Toshiya, cercando di far smuovere
Shinya, invano.
"Dai, Totchi, lascialo stare... conoscendolo, si starà già
colpevolizzando abbastanza da solo..."
"Mh..."
D'un tratto lo squillo di un telefono squarciò il silenzio che dimorava
nella stanza e Kaoru si alzò laconicamente per andarvi a rispondere.
"Pronto?"
"..."
"Ah, sei tu Kyo... allora?"
"..."
"Cosa? Hai già finito?! Caspita, sei stato un fulmine!"
"..."
"Come sarebbe ti sei incastrato sul titolo?!"
"..."
"Devo dirti un numero? Uno qualsiasi?"
"..."
"Ma a che ti serve?
"..."
"Mah, va bhe... facciamo 304..."
"..."
***
Kyo, riprese la penna tra le mani e aggiunse qualcosa affianco a ciò che
aveva scritto precedentemente.
304 Goushitsu, Hakushi no Sakura
***
"Pronto, Kyo? Kyo! Sei ancora in linea? Yu-huuu! Bah! Che tipo... mi ha
riattaccato!
FINE
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