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LA BELLA STORIA DE LO PRINCIPE 'NNAMMURATO E DE LO SUO PEREGRINARE
by Kurochan
   
(( Whoa! Ma che è sta roba? Una fic?? oO" A quanto pare sì.... l'ho iniziata in un momento in cui mi sentivo decisamente giù di morale e volevo fare qualcosa che mi distraesse la mente, ed eccoci qua. E' un racconto a puntate, ma la trama è bella solida, ve lo garantisco. Si tratta del riadattamento jrock/yaoi di un mio vecchio soggetto per un fumetto: una storia che ho sempre amato, anche se l'ambientazione e il plot sono fuori da ogni possibile realtà. Spero piaccia anche a voi! Sarebbero molto graditi eventuali commenti: cliccate qui e scrivete "bella" oppure "fa cagare"... semplice no? :P :P :P))

Disclaimer: i Dir en grey e tutti gli altri jrockers non sono frutto della mia mente bacata: per fortuna esistono DAVVERO ^O^/ Questo che state per leggere è solo una speculazione in chiave fantastica-sentimentale-sessuale della mia ammirazione per loro.

Bands - I Dir en grey nella versione del tour asiatico 2002 ("The Japanese Fuxxer Family") più altri jrocker misti.

Coppie - YoshikiXShinya (per ora :P)

Rating - AU - R

* LA BELLA STORIA DE LO PRINCIPE 'NNAMMURATO E DE LO SUO PEREGRINARE * di Kurochan (scusate il titolo idiota ma alle 5 di mattina non ho trovato di meglio... -.-)

* Capitolo I *

<p>Il giovane principe chiuse e sigillò a chiave la copertina rigida del suo diario. La luce della vecchia lampada a olio si rifletteva nei lisci capelli biondo-ramati e nelle lacrime che ancora indugiavano nei bellissimi occhi castani. Il labbro inferiore tremava dalla tensione procuratagli da ciò che stava per fare.

Fuori, la notte era calda: mentre una leggera brezza fresca si levava ogni tanto a dare sollievo, la terra umida si liberava del calore cocente accumulato durante quella lunga giornata estiva. I grilli frinivano gentilmente, quasi una ninna-nanna, nascosti tra i cespugli e gli alberi alti che si trovavano nel parco sul retro del castello. La luna piena splendeva, illuminando tutto di una dolce luce azzurra. Tranquillità e pace dappertutto.

Il piccolo chihuahua che dormiva ai piedi del principe ereditario Shinya si svegliò immediatamente, sentendo il suo padrone trafficare freneticamente con la pesante sacca di tela. Sentendo nell'aria qualcosa di profondamente sbagliato, il cagnolino guaì.

-Sssst... Zitto Miyu! Vieni qui e non preoccuparti. Ti pare che me ne andrei lasciandoti solo?


Mentre diceva questo, Shinya prese con una mano il piccolo cane e lo sistemò alla bell'e meglio in unodei tasconi della sacca.
Sospirò profondamente. Adesso era il momento piùcritico: doveva andarsene, e avrebbe dovuto farlo nel modo più silenzioso possibile affinchè i genitori, i fratelli o la servitù non si accorgessero di nulla. Spense la lampada ed aprì cauto la porta. Tutto era
silenzio. Agevolato dalla corporatura esile e leggera scivolò senza far rumore lungo la balaustra del piano superiore fino all'enorme scalone. Gradino dopo gradino, scendendo senza quasi neppure respirare, si ritrovò finalmente davanti alla massiccia porta d'ingresso.
Trafficò per diversi minuti con il pesante chiavistello, sudando freddo per il timore che
qualcuno lo scoprisse, per poter aprire la porta senza il minimo cigolìo o rumore di sorta. Ma poi la porta si aprì e la luce della luna lo salutò inondando
dolcemente il suo bel volto teso.
Poi iniziò a correre. Corse più veloce che poteva, senza mai voltarsi indietro, finchè non fu sicuro di essere prima fuori dalle mura del borgo, e poi fuori
dai confini del piccolo regno.
La fuga precipitosa di Shinya, accompagnato dalla minuscola ma rassicurante presenza di Miyu, durò tuttala notte.
La mattina seguente, verso le 6, il sole spuntava glorioso e Shinya si trovava, ormai, lontano dal territorio governato dalla potente famiglia Terachi. Tutto intorno a lui era bosco fitto. Mentre camminava facendosi strada tra le fronde aggrovigliate degli alberi, il bellissimo principino rimuginava sulle ragioni di quella fuga.
Era innamorato. Ma non si trattava di una di quelle cotte da ragazzini, stavolta no di certo! Era amore vero, vero e disperato che si era acceso in quella sera di tre anni prima, e non si era mai affievolito.

Era successo ad una festa. Una di quelle solite, noiosissime feste di cortesia organizzate dai suoi genitori per mantenere cordiali i rapporti con i regni confinanti. Feste piene di gente smorfiosa che non perdeva una minima occasione per mettere in mostra le proprie vanità; di gente convenuta solo per ingozzarsi e spettegolare; di principessine troppo intraprendenti e troppo sfacciate che mettevano in imbarazzo il povero Shinya.
Ma in quella sera particolare conobbe "lui": era uno dei nuovi "colleghi d'affari" di suo padre, ed entrambi in quel momento stavano discorrendo di certe terre lasciate incolte ad ovest del regno.
Incuriosito, Shinya lo osservava. L'uomo era alto, elegante e ben fatto. Poteva avere sui 30-35 anni, pensò Shinya, ma non ci avrebbe giurato: il volto di quell'uomo sembrava non avere età. Ma era terribilmente affascinante: biondo, con i capelli tagliati corti che accarezzavano la pelle dorata del viso e del collo. Gli occhi scuri lasciavano intravedere un misto inedito di tristezza, timidezza e lascivia sfrenata. Gli stessi gesti erano misurati e
gentili, come se stesse cercando di trattenere dentro di sè un'energia devastante.
Quando Shinya si avvicinò, suo padre fece le
presentazioni:

- Sir Hayashi, lasci che le presenti mio figlio
minore Shinya: un ragazzo...come dire...molto
tranquillo..!

L'uomo era Yoshiki Hayashi, uno dei maggiori possidenti di terre della regione. Shinya aveva già sentito parlare di lui più volte, ma non lo aveva mai
ancora conosciuto personalmente.
Ma quando gli occhi di Yoshiki si posarono su di lui, l'effetto sul povero Shinya fu devastante: alla vista di quello sguardo profondo e indecifrabile sentì una vampata di calore salirgli alle guance fino alle orecchie, i capezzoli indurirsi, e quella certa parte
tra le gambe che..beh...
Si sentiva come se fosse nudo. Peggio: sentiva tutto il suo corpo che tirava verso Yoshiki come una calamita. Volse lo sguardo altrove, cercando di distrarsi e di ignorare quel tremendo, sconosciuto stordimento che l'aveva preso.
Ma poi una voce calda e ruvida gli accarezzò
l'orecchio:

- Per favore, accompagnami fuori! Non ne posso più
delle elucubrazioni di tuo padre..!

Shinya si girò di scatto verso Yoshiki,
arrossendo.

- Ce...certo.

Entrambi si allontanarono con discrezione dalla sala gremita di gente, e si avviarono verso il parco.
In giardino non c'era nessuno, e i raggi del sole al tramonto creavano misteriosi giochi di ombre tra i rami degli alberi.
Il principe Shinya e l'ereditiero Yoshiki conversarono a lungo: argomenti leggeri, di circostanza, che ben si adattavano all'allora giovanissimo principe. Ma Shinya non si sentiva tranquillo: per quanto l'atmosfera fosse rilassata, percepiva sempre quel filo di
tensione che lo legava all'uomo che aveva davanti.
Santo cielo, stava parlando con Yoshiki, uno degli uomini più ricchi e potenti del momento... peggio... un uomo la cui presenza fisica emanava un carisma quasi insostenibile. Yoshiki sembrava incorporare in sè tutte le verità e le soluzioni che ci potessero essere al mondo. Eppure, quello stesso uomo ora si trovava lì, in un parco solitario, a conversare e a confidarsi con un ragazzino.
Poi tutto tacque. Qualcuno dei due aveva lasciato cadere la conversazione, chissà quando.
All'improvviso, senza parlare e senza alzare lo sguardo, Yoshiki prese la mano di Shinya per tirarlo bruscamente a sè. E poi lo baciò: un bacio dolcissimo, prolungato, che andava e veniva senza sosta sulle labbra del giovane principe: prima leggero, quasi esitante; poi irruento e appassionato.
Shinya era letteralmente paralizzato: riuscì a stento a trovare appoggio contro un albero. Ma le mani di Yoshiki non rimasero ferme e presto sciolsero la tensione: vagavano, esitanti e curiose, dal viso di Shinya ai fianchi, poi al petto, poi nuovamente giù a sfiorare le natiche sode del ragazzo. Con gli occhi chiusi, Shinya si accorse di essere sudato e ansimante mentre l'uomo adulto abbandonava le labbra bagnate e turgide del ragazzo, per coprire di baci le orecchie e il collo.
Poi, da dentro il palazzo, l'orchestra della festa produsse un suono di richiamo, e quell'incantesimo sensuale si spezzò.

(fine prima parte)


~ ~ ~

* Capitolo I *

<p>Il giovane principe chiuse e sigillò a chiave la copertina rigida del suo diario. La luce della vecchia lampada a olio si rifletteva nei lisci capelli biondo-ramati e nelle lacrime che ancora indugiavano nei bellissimi occhi castani. Il labbro inferiore tremava dalla tensione procuratagli da ciò che stava per fare.

Fuori, la notte era calda: mentre una leggera brezza fresca si levava ogni tanto a dare sollievo, la terra umida si liberava del calore cocente accumulato durante quella lunga giornata estiva. I grilli frinivano gentilmente, quasi una ninna-nanna, nascosti tra i cespugli e gli alberi alti che si trovavano nel parco sul retro del castello. La luna piena splendeva, illuminando tutto di una dolce luce azzurra. Tranquillità e pace dappertutto.

Il piccolo chihuahua che dormiva ai piedi del principe ereditario Shinya si svegliò immediatamente, sentendo il suo padrone trafficare freneticamente con la pesante sacca di tela. Sentendo nell'aria qualcosa di profondamente sbagliato, il cagnolino guaì.

-Sssst... Zitto Miyu! Vieni qui e non preoccuparti. Ti pare che me ne andrei lasciandoti solo?


Mentre diceva questo, Shinya prese con una mano il piccolo cane e lo sistemò alla bell'e meglio in unodei tasconi della sacca.
Sospirò profondamente. Adesso era il momento piùcritico: doveva andarsene, e avrebbe dovuto farlo nel modo più silenzioso possibile affinchè i genitori, i fratelli o la servitù non si accorgessero di nulla. Spense la lampada ed aprì cauto la porta. Tutto era
silenzio. Agevolato dalla corporatura esile e leggera scivolò senza far rumore lungo la balaustra del piano superiore fino all'enorme scalone. Gradino dopo gradino, scendendo senza quasi neppure respirare, si ritrovò finalmente davanti alla massiccia porta d'ingresso.
Trafficò per diversi minuti con il pesante chiavistello, sudando freddo per il timore che
qualcuno lo scoprisse, per poter aprire la porta senza il minimo cigolìo o rumore di sorta. Ma poi la porta si aprì e la luce della luna lo salutò inondando
dolcemente il suo bel volto teso.
Poi iniziò a correre. Corse più veloce che poteva, senza mai voltarsi indietro, finchè non fu sicuro di essere prima fuori dalle mura del borgo, e poi fuori
dai confini del piccolo regno.
La fuga precipitosa di Shinya, accompagnato dalla minuscola ma rassicurante presenza di Miyu, durò tuttala notte.
La mattina seguente, verso le 6, il sole spuntava glorioso e Shinya si trovava, ormai, lontano dal territorio governato dalla potente famiglia Terachi. Tutto intorno a lui era bosco fitto. Mentre camminava facendosi strada tra le fronde aggrovigliate degli alberi, il bellissimo principino rimuginava sulle ragioni di quella fuga.
Era innamorato. Ma non si trattava di una di quelle cotte da ragazzini, stavolta no di certo! Era amore vero, vero e disperato che si era acceso in quella sera di tre anni prima, e non si era mai affievolito.

Era successo ad una festa. Una di quelle solite, noiosissime feste di cortesia organizzate dai suoi genitori per mantenere cordiali i rapporti con i regni confinanti. Feste piene di gente smorfiosa che non perdeva una minima occasione per mettere in mostra le proprie vanità; di gente convenuta solo per ingozzarsi e spettegolare; di principessine troppo intraprendenti e troppo sfacciate che mettevano in imbarazzo il povero Shinya.
Ma in quella sera particolare conobbe "lui": era uno dei nuovi "colleghi d'affari" di suo padre, ed entrambi in quel momento stavano discorrendo di certe terre lasciate incolte ad ovest del regno.
Incuriosito, Shinya lo osservava. L'uomo era alto, elegante e ben fatto. Poteva avere sui 30-35 anni, pensò Shinya, ma non ci avrebbe giurato: il volto di quell'uomo sembrava non avere età. Ma era terribilmente affascinante: biondo, con i capelli tagliati corti che accarezzavano la pelle dorata del viso e del collo. Gli occhi scuri lasciavano intravedere un misto inedito di tristezza, timidezza e lascivia sfrenata. Gli stessi gesti erano misurati e
gentili, come se stesse cercando di trattenere dentro di sè un'energia devastante.
Quando Shinya si avvicinò, suo padre fece le
presentazioni:

- Sir Hayashi, lasci che le presenti mio figlio
minore Shinya: un ragazzo...come dire...molto
tranquillo..!

L'uomo era Yoshiki Hayashi, uno dei maggiori possidenti di terre della regione. Shinya aveva già sentito parlare di lui più volte, ma non lo aveva mai
ancora conosciuto personalmente.
Ma quando gli occhi di Yoshiki si posarono su di lui, l'effetto sul povero Shinya fu devastante: alla vista di quello sguardo profondo e indecifrabile sentì una vampata di calore salirgli alle guance fino alle orecchie, i capezzoli indurirsi, e quella certa parte
tra le gambe che..beh...
Si sentiva come se fosse nudo. Peggio: sentiva tutto il suo corpo che tirava verso Yoshiki come una calamita. Volse lo sguardo altrove, cercando di distrarsi e di ignorare quel tremendo, sconosciuto stordimento che l'aveva preso.
Ma poi una voce calda e ruvida gli accarezzò
l'orecchio:

- Per favore, accompagnami fuori! Non ne posso più
delle elucubrazioni di tuo padre..!

Shinya si girò di scatto verso Yoshiki,
arrossendo.

- Ce...certo.

Entrambi si allontanarono con discrezione dalla sala gremita di gente, e si avviarono verso il parco.
In giardino non c'era nessuno, e i raggi del sole al tramonto creavano misteriosi giochi di ombre tra i rami degli alberi.
Il principe Shinya e l'ereditiero Yoshiki conversarono a lungo: argomenti leggeri, di circostanza, che ben si adattavano all'allora giovanissimo principe. Ma Shinya non si sentiva tranquillo: per quanto l'atmosfera fosse rilassata, percepiva sempre quel filo di
tensione che lo legava all'uomo che aveva davanti.
Santo cielo, stava parlando con Yoshiki, uno degli uomini più ricchi e potenti del momento... peggio... un uomo la cui presenza fisica emanava un carisma quasi insostenibile. Yoshiki sembrava incorporare in sè tutte le verità e le soluzioni che ci potessero essere al mondo. Eppure, quello stesso uomo ora si trovava lì, in un parco solitario, a conversare e a confidarsi con un ragazzino.
Poi tutto tacque. Qualcuno dei due aveva lasciato cadere la conversazione, chissà quando.
All'improvviso, senza parlare e senza alzare lo sguardo, Yoshiki prese la mano di Shinya per tirarlo bruscamente a sè. E poi lo baciò: un bacio dolcissimo, prolungato, che andava e veniva senza sosta sulle labbra del giovane principe: prima leggero, quasi esitante; poi irruento e appassionato.
Shinya era letteralmente paralizzato: riuscì a stento a trovare appoggio contro un albero. Ma le mani di Yoshiki non rimasero ferme e presto sciolsero la tensione: vagavano, esitanti e curiose, dal viso di Shinya ai fianchi, poi al petto, poi nuovamente giù a sfiorare le natiche sode del ragazzo. Con gli occhi chiusi, Shinya si accorse di essere sudato e ansimante mentre l'uomo adulto abbandonava le labbra bagnate e turgide del ragazzo, per coprire di baci le orecchie e il collo.
Poi, da dentro il palazzo, l'orchestra della festa produsse un suono di richiamo, e quell'incantesimo sensuale si spezzò.

(fine prima parte)


 
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