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Un soir, t’en souvient-il? Nousvoguions en silente
On n’entendait au loin, sur l’onde et sous les cieux,
Que le bruit des rameurs qui frappaient en cadence.
Te flots
harmonieux.
Mana camminava a passo veloce ma elegante per i corridoi della casa
discografica. Teneva in mano un libro tascabile, rilegato in un prezioso
tessuto di raso nero, la copertina portava scritte gotiche fini e
leggiadre. Recitavano la scritta francese “Meditation Poetiques” e sopra
questa trovava spazio un’elegante croce argentata che colpiva lo sguardo
di chiunque incrociasse per caso la sua strada.
Leggeva assorto, niente avrebbe potuto distrarlo. Non guardava le
direzioni che prendeva, ormai non avrebbe più rischiato di perdersi,
conosceva tutti i corridoi illuminati a memoria.
I boccoli della parrucca blu indaco oscillavano a destra e sinistra,
perfettamente in sincronia con il suo passo veloce.
Portava un vestito nero decorato con pizzo, raso e balzi a volontà che
gli davano le sembianze di una dama medioevale adattatasi all’epoca
moderna.
Tout à coup des accents inconnus à la terre
Du rivale charmè frappèrent les echos;
Le flot fut attentive, et la voix qui m’est chère
Laissa tomber ces mots:
Continuava a leggere, la solita espressione fissa e gelida sulle pagine
bianche che richiamavano il colore della sua carnagione.
La
poesia che in quel momento attirava la sua attenzione e lo attraeva
ormai da tempo era di uno scrittore romantico del diciannovesimo secolo.
Quelle parole lo potevano toccare ogni volta sempre di più.
E poi era scritta in francese, lingua che lo affascinava. Aveva un suono
in grado di sciogliere la sua facciata gelida. Ma nessuno, per sua
volontà, poteva esserne testimone.
Doveva trovare un vocalist per la sua band che ormai da troppo tempo ne
faceva a meno. Spesso Yu~ki provava a cantare, e il risultato non era
per niente deludente, ma certo non era paragonabile alla voce del loro
precedente vocalist, Gackt.
Erano ormai passati anni da quando Gackt aveva lasciato i Malice Mizer,
rimase solo il vuoto nel cuore e nell’anima dei Parenti di Sangue.
Ma lui non fu l’unica avversità da affrontare, e a ciò si aggiunse anche
la morte di Kami, che portò sconforto e tristezza all’inverosimile.
Kami sarebbe rimasto per sempre nel cuore di tutti i membri dei Malice
Mizer, tanto che sarebbe mai stato sostituito.
Non vi erano dubbi, era l'eterno parente di sangue, nessuno avrebbe mai
potuto occupare il suo posto. Almeno non ufficialmente.
Al momento c'era il problema di trovare un cantante, anche perchè a
questa figura Mana non poteva proprio rinunciare.
Da una parte voleva trovare una persona che si distinguesse come Gackt e
che possibilmente avesse una bella voce. Ma d'altra parte aveva una
paura tremenda di passare ciò che aveva patito con Gackt.
Sicuramente doveva affrettarsi perchè un bel ragazzo con un'altrettanto
bella voce non gli sarebbe di certo cascato tra capo e collo
all'improvviso.
<<O temps, suspend ton vol! Et vous, heures propices,
Suspendez votre cours;
Laissez-nous savourer les rapides dèlices
De plud beaux de nos jours>>
Ed ecco che capitò l'inaspettato.
Mana si ritrovò
malamente inginocchiato a terra con la testa dolente. Era andato a
sbattere contro qualcuno. Se lo sentiva che sarebbe successo prima o
poi. Era ora di smettere di leggere e camminare allo stesso tempo.
"Quando si è di fretta è letale." pensò.
Davanti a sè vedeva chiaramente un ragazzo alto e magro. Mana si
massaggiava goffamente la testa mentre il ragazzo si stava avvicinando a
lui.
<Scusa! Non volevo urtarti..ma mi sei arrivata addosso come un fuso> gli
disse lui porgendogli una mano con l'intento di aiutarlo.
Mana lo studiò subito. Non aveva la minima intenzione di toccare uno
sconosciuto, gli facevano orrore. Eppure il ragazzo gli dava sicurezza.
Aveva una bellissima voce, doveva essere quasi sicuramente un musicista,
ma soprattutto era elegante. Notò subito il suo sublime abbigliamento,
una camicia bianca decorata da rigonfiamenti alle maniche e pantaloni
neri con laccetti di raso.
Mana si sentì avvampare dall'imbarazzo e si alzò in silenzio guardandolo
negli occhi, i quali avevano un taglio occidentale ed erano grandi,
qualità che ammirava.
il ragazzo era a sua volta affascinato, non capiva perchè non parlasse.
Poi lo riconobbe, era Mana. Non era una ragazza, e lui aveva appena
fatto una gaffe tremenda.
Mana s'inchinò in segno di ringraziamento e tornò a guardarlo, il solito
sguardo gelido fisso nei suoi occhi.
<Perdonami, ma ho fretta. Devo andare a registrare una canzone.>disse
sorridendo il ragazzo.
<Sei un cantante?>gli chiese Mana all'improvviso con un filo di voce di
speranza, quasi impercettibile, nella voce.
<Si! Il mio nome è Masato. Ma puoi anche chiamarmi Klaha!>s'inchinò
elegantemente e lo salutò.
Mana lo guardò a lungo allontanarsi, poi si girò e raccolse il libro
rimasto a terra. Lo spolverò con la mano e lo fissò senza realmente
vederlo.
Aveva la gioia nel cuore. Aveva trovato il tanto agoniato vocalist per
la sua band. |