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An Act of Kama
by Grenchan - Tradotta da Georgia
   
Due parole
Questa fic può sembrare incredibilmente perversa, ma è anche incredibilmente geniale. Per questo ho deciso di tradurla. Ci metterò un po’, dato che una traduzione decente richiede tempo.
Come al solito declino ogni responsabilità all’autrice (anche se questa volta non credo che la fic infranga nessuna legge... eh Pappu? ^_- ). Nessuna di noi possiede alcun diritto sui personaggi slashati eccetera eccetera... e adesso godetevi questo capolavoro XDDD



An Act of Kama
Part 1


~Vieni qui spesso?~
Toshiya toccò con le labbra il bordo rotondo della bottiglia e ne leccò lievemente il vetro.
~.........~
“A volte.” Un’occhiata rapida, il leggero e silenzioso fruscio di dreads.
~Sei sempre così taciturno?~
"...."
Il ragazzo sospirò, stufo di essere ignorato, e dopo aver lanciato un’ultima occhiata di rimpianto in direzione di quella bellezza così sprezzante, si fece strada attraverso la folla senza il coraggio di guardarsi alle spalle.
“Che crudeltà.”
Toshiya degnò appena di uno sguardo il capellone rosso leggermente ubriaco davanti a lui.
“Ehi... C’è qualcosa che non va?” Nonostante sentisse l’insano impulso di farlo, Toshiya evitò di scrollarsi di dosso il braccio del compagno che gli era scivolato intorno alle spalle. “Non ti preoccupare.”
“Perché no?”
“Perché te lo dico io.” Toshiya girò la testa leggermente di lato, tirando su con successo una barriera invisibile. Si sentì quasi soddisfatto quando il braccio si staccò da lui.
Quasi.
“Okay, okay.” Die sembrò più infastidito che scoraggiato. “Se la Regina dei Ghiacci vuole fare la stronza stasera, prego, faccia pure. Ma non correre da me quando avrai bisogno di una spalla su cui piangere.”
“Non ti piangerei addosso comunque.”
Die mise su un finto broncio. “Bah. Sei davvero di pessimo umore.”
Tirò in alto le mani in segno di arresa e arretrò.
“Sono con Kaoru, se hai bisogno di me.”
Toshiya restò seduto in silenzio, con il suo drink in una mano, mescolandolo distrattamente finchè non fu certo che Die se ne fosse andato. Poi sbatté la bottiglia a terra con tale impeto che neanche il barman osò dire nulla.
~Certo che ti trovo da Kaoru. Probabilmente te lo sarai già comunque sbattuto prima della fine della serata~
Toshiya tirò su la sua borsa e si aprì un varco attraverso i corpi caldi e sudati che ballavano, creando la ressa al Wet PussyCat quella sera.
Non c’era niente che desiderasse di più se non allontanarsi da tutta quella gente anonima, con le loro mani appiccicose e gli occhi supplicanti.
Ne aveva ribrezzo, gli facevano venire i conati di vomito. Sapere di essere desiderato era magnifico. Ma essere desiderato da degli sporchi bastardi topi da discoteca lo faceva sentire insignificante, senza valore. Niente di diverso da un pezzo di carne in un gigante macello.
Accompagnato dal rumore dei suoi tacchi sul pavimento, passò oltre una coppia che fissava con desiderio e invidia le sue gambe, e lanciò a entrambi un’occhiata sprezzante. Non era l’amore quello che cercava.
Aveva già preso quella strada più di una volta, per poi rinunciarci dopo innumerevoli delusioni. Le ragazze erano troppo adoranti, gli uomini troppo ossessionati dal procurargli piacere, e alla fine era sempre lui a prendere il mano la situazione. Il sesso era diventato un atto di auto-soddisfazione, dato che i suoi partners sembravano troppo estasiati da lui per avere di che lamentarsi.
“Totchi?”
Sentì quella voce dietro di lui, lamentosa, petulante e preoccupata. La ignorò attraversando la strada. Aveva quasi raggiunto il marciapiede opposto quando quei passi gli si avvicinarono.
“Ti ho cercato ovunque.” Shinya lo raggiunse e si piazzò al suo fianco, cercando di far coincidere la camminata veloce del ragazzo con la sua.
La preoccupazione era dipinta sui suoi lineamenti delicati. “Die mi ha detto di averti visto uscire--”
“Perché mi hai seguito?”
La bella fronte di Shinya si corrugò. “Io... pensavo avessi bisogno di compagnia.”
~Hai pensato male~
“Sto bene, Shin-chan.” Toshiya disse con calma. “Ho solo bisogno di stare un po’ da solo.”
“Sei sicuro?”
Toshiya accennò un sorriso. Shinya era così carino. Quella piccola peste. “Sì. Ci vediamo più tardi.” Shinya era ancora incerto se seguirlo o meno, ma Toshiya se ne era già andato e camminava con il suo solito passo sicuro giù per la strada.

~Fino a quando... ~

Quella sensazione gli salì di nuovo alla gola. Rise forte. “Ne hai ancora bisogno, eh, ragazzone?”
Si tolse il giaccone di pelle nera e se lo fece scivolare sulle spalle. Un negligere di seta blu gli avvolgeva la parte superiore del corpo, lasciandogli scoperta la pancia, facendo intravedere i suoi capezzoli. Avere ciò che voleva in quel momento sarebbe stato facile. Ancheggiando mentre camminava, girò l’angolo e si avviò verso il grande edificio in rovina vicino all’uscita di quel vicolo. Era un classico. L’immondizia veniva accatastata intorno ai lati delle porte, uomini ubriachi barcollavano intorno all’ingresso, facce nascoste tra le ombre, l’aria densa dell’odore di stress e ferormoni. Il loro desiderio era quasi tangibile mentre quegli occhi lo divoravano cadendogli sul petto, sulle labbra, sul sedere. La loro lussuria gli premeva addosso come se avesse avuto un proprio corpo fisico, e il suo bisogno di essere posseduto raggiungeva lo stesso livello, tanto che lo scontro tra le due sensazioni lo fece sentire di una instabilità quasi euforica.
“Di nuovo qui?” L’host lo guardò sorpreso e vagamente incuriosito.
Toshiya ammiccò “Stesso prezzo di sempre, no?” L’host scosse la testa. “Io non ti capisco.”
“È proprio questo il punto.” Sbatté una mazzetta di yen nella mano dell’uomo e sparì su per le scale, accompagnato dal rumore dei suoi tacchi sul pavimento.

***

Una volta finito restò lì sdraiato, calmo, docile e soddisfatto.
“Bel lavoro, davvero stupendo.”
Mormorò il suo consenso, stirandosi debolmente le gambe. Era stato davvero bello, sapeva con certezza che gli avrebbe fatto male, il giorno dopo. Osservò con la coda dell’occhio come l’uomo se ne andava senza degnarlo di un secondo sguardo, tirandosi su i pantaloni con una mano e sfilandosi il preservativo con l’altra.
Bellissimo, assolutamente.
Nessun legame, nessun imbarazzo, nessuna incertezza.
E nessun controllo.
Guardò l’ora sul suo orologio e sospirò. Erano quasi le tre del mattino, e aveva la chiave dell’appartamento che lui e Kaoru dividevano. Nonostante desiderasse restare lì ad assaporare la calda sensazione del dopo-sesso, aveva degli obblighi. Per di più, Kaoru era il tipo da preoccuparsi per un ritardo di quindici minuti. In quel momento era sicuramente fuori di sé.
Sentendosi vagamente in colpa per non aver chiamato si infilò i vestiti, si allacciò le scarpe e lasciò la stanza, chiudendosi la porta alle spalle mentre inalava per l’ultima volta l’odore del sesso.
Un ritorno al mondo reale. Aveva appena raggiunto il pianerottolo in cima alle scale quando lo vide. Fu solo una percezione all’inizio. Insieme ad una strana sensazione. Quasi come un Deja Vu, ma più sottile e meno rapido. Nel momento in cui lo aveva percepito aveva voltato la testa per incontrare lo sguardo penetrante di un uomo in piedi davanti all’ingresso, che aspettava il suo turno per tirare su una marchetta. Il che era piuttosto strano. Sicuramente non sembrava il tipo da avere bisogno di un posto del genere. I suoi vestiti erano puliti, alla moda e con un bel taglio. Aveva un gusto troppo impeccabile per essere un impiegato qualsiasi, e il suo portamento lo confermava. Era troppo sicuro di sé.
Il che si combinava perfettamente con i suoi occhi. L’uomo non sbatté le palpebre mentre rispondeva al suo sguardo. Turbato, Toshiya perse l’equilibrio, raschiando il bordo della scala con un tacco. Il fatto che fosse a soli cinque gradini dalla fine della rampa era positivo, ma rotolò comunque giù con un urlo acuto che suonò vagamente femminile.

~Oh, che tempismo perfetto~ Toshiya gemette mentre colpiva il pavimento con un tonfo davvero poco aggraziato.
“Stai bene?” L’host fu al suo fianco in un secondo, avvolgendogli un braccio attorno alla vita per aiutarlo ad alzarsi, ma Toshiya lo allontanò con la faccia paonazza mentre cercava di recuperare la sua dignità davanti agli occhi dei clienti, tutti puntati su di lui.
~Non lo guarderò~
Non poté evitarlo, accendendosi di rabbia mentre i suoi occhi venivano in contatto con quel ghigno.
~Bastardo~
“Cosa stai guardando?” Toshiya chiese irritato, lisciandosi il top e tirando giù la gonna lungo le cosce. Fissò minaccioso l’uomo, che non sembrava per niente intimidito dalla sua scontrosità. A dire il vero, sembrava più che altro divertito. Le sue labbra si mossero lente e seducenti. “Te.”
Toshiya si sentì ribollire di rabbia e imbarazzo e si precipitò fuori dalla porta, spazzando via un gracile impiegato senza neanche guardarsi indietro un attimo. Nessuno aveva mai riso di lui in vita sua. Nessuno.
Mentre i suoi tacchi scandivano un ritmo furioso contro il marciapiede, Toshiya si voltò appena per guardare nella direzione da cui era venuto, e quando non vide altro che le strade deserte rallentò, trasformando la sua marcia carica di rabbia in un’energica camminata.
~Chi si credeva di essere quello?~ Toshiya urlò dentro di se e cominciò a pestare più forte i piedi mentre marciava. Quel coglione.
Quando raggiunse l’appartamento che divideva con Kaoru i sui piedi pulsavano dentro ai bellissimi stivali che aveva indossato, e l’intero corpo gli doleva. Non si sarebbe dovuto agitare tanto dopo tutto quel sesso. Gemette di nuovo.
Non aveva nessuna voglia di andare fino all’altro capo della città per trovare un bordello, e quello era l’unico a una distanza decente dal suo appartamento. Sospirò e maledisse di nuovo l’uomo dal completo nero. Se solo non avesse incontrato quegli occhi… Pescò le chiavi dalla sua borsa, e con un silenzioso click e il tonfo degli stivali a terra ebbe la familiare certezza di essere a casa.
~Mi dimenticherò di lui~ Si disse con ferma risolutezza. Zampettò a piedi nudi attraverso l’oscurità fino alla cucina, e tirò fuori un bicchiere e un fondo di bottiglia di vino che era rimasto nel frigo.
“Perché hai fatto così tardi?”
Toshiya non si girò nemmeno. “Dovevo vedere delle persone.”
Kaoru sospirò e accese le luci, in pigiama, con i capelli arruffati e intontito dal sonno.
“Toshiya…”
Sospirò. “Che c’è?”
Kaoru si sporse dal bancone. “Senti. Non so cosa ci facessi là fuori alle quattro di mattina. Ma qualsiasi cosa sia non può essere nulla di buono.”
“Penso di essere grande abbastanza per badare a me stesso. Quindi per favore preferirei evitare l’argomento. Sono stanco e ho bisogno di dormire.”
“Sei proprio una troietta egoista.” Kaoru replicò con disprezzo uscendo in fretta dalla cucina. Toshiya sentì la porta della sua camera sbattere e sospirò di nuovo. Non era andata bene.
~Non sono costretto a sopportare tutto questo~ bevve l’ultimo sorso di vino, gettò la bottiglia a terra e tirò su i suoi stivali e il cappotto. ~Lasciamo che sia lui a pulire~ pensò con un 'hmmph' mentre se ne andava ancheggiando.
Non sarebbe sicuramente rimasto in un luogo dove non era il benvenuto.

***

Fu allora che lo vide.
Era appoggiato al muro dell’edificio dall’altro lato della strada rispetto al suo condominio, con la sua sigaretta, il fumo che risaliva lentamente dalle labbra semi aperte.

Toshiya aveva sentito quello sguardo su di se ancora prima di mettere piede fuori dalle porte scorrevoli di vetro.

Tradito da quel flusso di sangue caldo che gli saliva dalle orecchie alle guance sentì la collera assalirlo, ardente e benvenuta. Che diavolo? Socchiudendo gli occhi attraversò la strada pressoché correndo, evitando le macchine con una disinvoltura quasi professionale. Una volta percorsa la distanza tra lui e il proprietario di quegli occhi restò lì in piedi, squadrandolo di nuovo rapidamente.
Quell’uomo era davvero bello…
“Perché mi hai seguito?” Toshiya incrociò le braccia all’altezza del petto e lo fissò, lievemente seccato, mentre gettava la sigaretta a terra senza alcuna fretta.
“Rispondimi!”
Il proprietario di quegli occhi si appoggiò di nuovo al muro e mise a fuoco la faccia di Toshiya, il cui corpo emanava tanto calore da farlo bollire di rabbia.
“Niente in particolare.” L’uomo gli fece un mezzo sorriso, spense la sigaretta con la punta del suo stivale tirando su un po’ di cenere e se ne andò ficcandosi le mani in tasca. Toshiya rimase a bocca aperta e gli occhi gli si spalancarono per la sorpresa.
Lo aveva piantato lì! Sputando fuoco, Toshiya gli corse dietro finché non arrivò a camminare al suo passo. “Chi cazzo ti credi di essere?!”
L’uomo prese con calma dalla sua tasca un pacchetto di sigarette e ne tirò fuori una con la bocca.
Toshiya lo guardò incantato mentre quella lingua morbida si appoggiava al filtro e la tirava su fino ad avvolgerla in quelle labbra scure. Avrebbe preferito non averlo notato.
“Perché non mi vuoi rispondere?”
L’uomo gli porse il pacchetto di Malboro e alzò un sopracciglio, offrendogliele senza dire una parola. Toshiya lanciò un’occhiata al pacchetto e glielo strappò dalle mani.
“Come siamo permalosi...” Gli occhi dell’uomo lo derisero.
Toshiya tremava d’odio. “Ti diverto?! Trovi tutto questo divertente?! Credi che sia così divertente seguirmi a casa dopo quello che mi hai fatto stasera?!”
L’uomo si accese la sigaretta e parlò facendo uscire il fumo ad ogni parola. “Non sei TU a seguire me?” Di nuovo quegli occhi divertiti. Toshiya aprì la bocca per replicare, poi si guardò intorno. Aveva ragione lui. Era a una distanza considerevole dal suo appartamento. A dire il vero, gli sembrava essere addirittura in un altro quartiere.
Fregato di nuovo.
“Il mio appartamento è dietro l’angolo. Vuoi entrare a bere qualcosa?” L’uomo sorrise, con la sigaretta che gli pendeva da un angolo della bocca.
“Non ti conosco nemmeno!” Toshiya non poteva fare a meno di interessarsi a lui. Quell’uomo era incredibilmente furbo. Poteva cogliere un tocco di sadismo riflettersi in quegli occhi. Nonostante potesse essere pericoloso, non poteva fare a meno di esserne incuriosito. Se stava venendo preso in giro... lo stavano prendendo in giro davvero bene.
“Che c’è da sapere?” L’uomo disse dopo una pausa mentre camminavano in silenzio.
“Quindi è solo un qualunque incontro a scopo sessuale?” Toshiya si sentiva il cuore in gola. Sperava fosse solo quello. Quell’uomo era diverso dagli altri del bordello.
“Allora cosa ci facevi in quel bordello?” L’uomo gli aveva abilmente ritorto contro la domanda.
“Che ci potevo fare?” Toshiya scrollò le spalle con nonchalance.
“Qualcos’altro, dato che non sei una marchetta.” Toshiya si fermò di colpo. “Che cazzo dici? Cosa ti fa pensare che non lavoro lì?” La sapientaggine di quell’uomo lo snervava. Era furbo come una volpe.
“Una prostituta non si potrebbe permettere un appartamento come il tuo. Inoltre, sono arrivato nel momento in cui pagavi l’host. Sei un feticista del sesso, vero?”
“Questo non ti riguarda.” Toshiya digrignò i denti. “Non sono costretto a stare qui ad ascoltarti.” Girò i tacchi e prese a camminare, ancheggiando con enfasi. Nel profondo sperava che l’uomo si scusasse o gli chiedesse di tornare indietro. Avrebbe dato qualsiasi cosa pur di restare ancora un po’ con lui. Non sapeva ancora il suo nome.
Ma avrebbe dovuto sapere che non sarebbe stato richiamato, né avrebbe ricevuto scuse. Se fosse successo, le sue aspettative per una perfetta scopata senza impegno sarebbero finite giù per il cesso. Voleva quell’uomo.
~Ti prego, non lasciarmi andare via così. Ti voglio da morire.~ Toshiya rallentò il passo e si costrinse a guardare indietro. L’uomo lo affrontava sorridendo in quel modo arrogante. Lui sapeva. Toshiya si arrese e tornò da lui quasi correndo.
“Tu SEI un feticista.” L’uomo disse compiaciuto, godendosi la faccia turbata di Toshiya.
“Mi puoi almeno dire il tuo nome?” Toshiya chiese mentre camminava di nuovo al suo fianco. “io sono Tosh--”
“Niente nomi. Rovinerai tutto” L’uomo disse con risolutezza.
Toshiya rabbrividì dalla felicità.
***
“Fai come fossi a casa tua.” Disse l’uomo lasciando Toshiya in cucina, nervoso e a piedi nudi.
~Piantala~ Toshiya si rimproverò. Non era mai stato nervoso quando c’era di mezzo il sesso. Si guardò intorno curiosamente, nella cucina spaziosa. Quell’uomo aveva sicuramente un sacco di soldi, il suo appartamento era relativamente ampio, molto più grande di quello che divideva con Kaoru. Uscì dalla cucina e si trovò nel salone. Si stava per sedere quando le luci si abbassarono.
~Oh, merda~
Anche se riusciva ancora a vederci abbastanza bene la cosa era piuttosto snervante, dato che l’assenza di luce alzava la sensibilità di tutti gli altri sensi... Era una sensazione così primitiva che Toshiya non poté fare a meno di rabbrividire. Si alzò e si mise in cammino verso la cucina.
“Dove credi di andare?”
Toshiya lanciò un gridolino quando sentì delle mani alzargli il negligee da dietro, e delle dita fredde gli sfiorarono i capezzoli. L’uomo dietro di lui ridacchiò sentendo come se la godeva.
“Stavo venendo a cercarti...” Toshiya sussurrò soddisfatto, gettandosi lo shock iniziale alle spalle. Si lasciò cadere contro il calore dell’uomo, felice di sentire la pressione delle sue cosce nude contro altra pelle scoperta.
“Credo di capirti più di chiunque altro.” Il respiro dello sconosciuto entrò caldo nell’orecchio di Toshiya. Sentì delle mani alzare l’orlo del suo negligee e si lasciò scappare un sottile gemito appena percepibile, mentre questo gli veniva tirato su e lasciato attorno al collo. “Sei solo una puttanella nel corpo di un ragazzo ricco. Vuoi solo essere posseduto. Devastato. Scopato...” Toshiya si inarcò verso di lui mentre quelle dita gli pizzicavano e sfregavano i capezzoli. Si curvò di nuovo indietro per essere toccato ancora.
~È lui quello che cercavo~
“Dimmi.” Dei denti gli tiravano un orecchino. “Quante volte sei stato in quel disgustoso bordello?”
“Due, tre volte alla settimana.” Riuscì a dire ansimando. Sentiva che la sua erezione continuava a crescere sotto la gonna mentre alzava le braccia per lasciarsi sfilare il top.
“Di questo non ti devi più preoccupare.” Un altro morso al suo orecchio.
Toshiya premeva forte le cosce contro il corpo dietro di lui, muovendosi il più lentamente possibile. “Smettila di parlare e fai quello che devi fare...”
L’uomo rise mentre faceva scivolare una mano sotto la gonna di Toshiya, prendendolo in mano. “Non stiamo diventando un po’ troppo dominanti? Non dovresti essere carino e docile?” Il ragazzo si morse il labbro inferiore sentendo quella sensazione scorrere lungo la parte inferiore del suo corpo. Era davvero bello. Mosse di più il bacino in modo da premersi ancora contro quella mano e spingersi contro il petto dell’uomo.
“Che bravo bambino.” L’uomo girò la faccia di Toshiya con la sua unica mano libera e lo leccò a un angolo della bocca.“Ti voglio dentro di me, adesso!” Riuscì a urlare Toshiya mentre le mani su di lui lo accarezzavano così velocemente da farlo quasi venire. “Zitto...” L’uomo sibilò. Toshiya poteva quasi vedere quel suo ghigno. L’uomo lo afferrò e lo spinse contro la porta d’ingresso.
“ADESSO.” Toshiya si pressò ancora di più contro il bacino dell’uomo.
Toshiya sentì quella mano staccarsi da lui alla velocità della luce e dare un leggero schiaffo al suo interno coscia, per fargli aprire le gambe. Rise eccitato mentre veniva sbattuto contro la porta, e la fredda maniglia di metallo gli si conficcava nella schiena
“Ne sei sicuro?” L’uomo chiese, le sue labbra si chiusero attorno a uno dei capezzoli umidi.
Toshiya sollevò la sua lunga gamba, piegandola intorno ai fianchi dell’uomo, aprendosi il più possibile per quella penetrazione che poteva quasi già sentire. “Sì. Adesso!” L’uomo si staccò dal capezzolo e fece scivolare le mani sotto il sedere di Toshiya, tenendolo fermo. “Adesso?”
“SÌ! Oddio SÌ!”
Toshiya si stava tenendo ben saldo, aveva chiuso gli occhi per quella che credeva sarebbe stata la vera estasi. Quindi, quando sentì la superficie solida dietro di lui cedere e lasciare spazio al vuoto dell’aria, e vide il pavimento avvicinarsi vorticosamente sbattendoci contro per la seconda volta quel giorno, seppe con umiliante chiarezza che di essere stato fregato di nuovo. Toshiya... il sexy bellissimo Toshiya, finì sulla moquette del corridoio con il tonfo, nudo tranne che per una giarrettiera e un collare di borchie. Con gli occhi spalancati dallo stupore non aveva ancora realizzato che quella non era sicuramente la sua notte fortunata. La porta si chiuse, per riaprirsi dopo qualche secondo con i suoi vestiti che gli venivano sbattuti in faccia. Il suo bellissimo sconosciuto lo guardava con gli occhi che ridevano e un ghigno soddisfatto stampato sul volto. “Mi rivestirei se fossi in te. Non voglio che tu prenda il raffreddore.”
La faccia di Toshiya si contorse dalla rabbia. “BASTARDO!” L’uomo sorrise. “Per favore, chiamami Sugizo.” Salutò con un gesto della mano, gli occhi gli brillavano di gioia. “Ci vediamo dolcezza.” La porta si chiuse e Toshiya rimase lì seduto, nudo, vulnerabile e sull’orlo del pianto.
“Fottuto bastardo...” Toshiya raccolse i suoi vestiti provando un vago rispetto per la perversità di quell’uomo e si precipitò sul pianerottolo per rivestirsi. Avrebbe avuto quell’arrogante figlio di puttana, fosse stata l’ultima cosa che faceva.
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