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Cap1
Con quale altro termine si può definire la parola amore?
Esempi che alla fine non sfiorano nemmeno in minima parte ciò che
realmente può comprendere il suo significato.
Gli abbracci, le carezze ricevute da persone care, un sorriso spontaneo,
le amicizie sincere.
Non ho mai posseduto molto di tutto ciò, trattare l’argomento ‘amore’ mi
sembra addirittura esagerato.
Forse non ne sono realmente alla ricerca.
Alla fine non sono altro che un vigliacco.
Rimango immobile ad osservare l’andamento delle vite che scorrono
frenetiche attorno alla mia.
Ma se dovessi guardarmi attorno ed ammettere ciò che la rende piena, o
comunque colma di un qualche significato, le cose si riassumerebbero a
due: la mia voce ed il mio gruppo.
Non possiedo altro.
Invidiato da molti, non riesco a percepire le gioie più semplici della
vita.
Sono assuefatto ad il reale stato di cose che vorticose non riesco a
percepire come mie.
Eppure non capisco.
Come ho fatto a divenire così?
I miei pensieri e le mie emozioni in tutto questo caos che mi percuote
dall’interno non hanno uno sbocco, rimangono lì, assopiti in profondità,
senza alcuna possibilità di liberazione.
Come in un dramma in cui si conoscono a perfezione le parti dei
protagonisti, in cui nulla è più reale e spontaneo, la mia vita è
divenuta banale.
Vuota di qualunque esaltazione.
Se non avessi la mia voce, credo che diverrei un fantoccio.
Privo del possesso delle redini della mia vita, lasciando andare i fili
che la trainano.
Non sono più nemmeno in grado di piangere.
“Kyo.” Qualcuno mi chiama, non alzo nemmeno il volto, conosco
perfettamente a chi appartiene questa voce calda e carezzevole.
E’ Daisuke.
Osservandolo mi chiedo come faccia ogni giorno a mostrare un sorriso
così luminoso.
Il suo volto mentre sorride è davvero splendido.
Le fossette che gli si formano agli angoli delle labbra riescono a
rendermi sereno, almeno per poco.
E’ come se per un attimo il mio cuore si acquieti.
I suoi occhi socchiusi sono così raggianti che mi fanno provare invidia
per la sua fiduciosa ottica in cui riesce ad intravedere la vita.
Sarebbero in grado di migliorare la giornata ad una persona che ha
realmente toccato il fondo.
In questo momento, forse, quella persona sono io.
Continua a fissarmi in maniera gentile, è visibilmente preoccupato,
riesco a leggerlo dal suo sguardo che incerto ha posato su di me e dalla
linea morbida della sua bocca che piega leggermente verso il basso.
Sicuramente, così come gli altri, si sarà reso conto del mio
cambiamento, decisamente improvviso che ho subito.
Sposta ora lo sguardo tra il mio volto e il foglio che ho tra le mani.
La pagina bianca che sto strappando con lentezza non sarebbe dovuta
servire a questo.
Sento i suoi occhi che mi scrutano, ma non ho voglia di alzare il viso
per incrociarli.
Già tutto questo mi infastidisce abbastanza.
La mia infelicità la voglio tenere ben nascosta, anche a lui.
Cosa si dovrebbe fare in questi casi? Un falsissimo sorriso di
circostanza?
Ma non ne ho il tempo.
Si allontana da me.
E finalmente alzo lo sguardo, seguendolo con gli occhi.
Mi fa un cenno con il capo, in segno di saluto, ed io cerco di addolcire
il più possibile in un sorriso il mio volto tirato.
Esce dalla stanza e scompare, assieme al resto del gruppo.
Rimango imbambolato a fissare l’anta della porta ormai chiusa.
Verrò lasciato indietro, sarò allontanato da tutti se non riesco a
smuovermi dalla mia indifferenza totale.
Eppure non riesco nemmeno ad alzarmi da questa fottutissima sedia su cui
sto piantato da circa mezz’ora.
Il foglio ridotto a pezzi dove non sono stato in grado di scrivere
nemmeno mezzo verso scivola via dalle mie mani.
Mi stendo sul tavolo che si trova di fronte a me.
Copro il mio viso con entrambi i palmi delle mani.
Faccio davvero pena.
E non mi tornano in mente altro che quei momenti passati, colmi di
gratitudine per tutto, in cui la felicità che esprimevo non era effimera
come quella di oggi.
In cui riuscivo ancora a sorprendermi della vita, a saperla affrontare,
a ridere di cuore.
Per quanto possa dare la colpa ad altri per la mia solitudine, alla fine
l’unico idiota che ancora non riesce a scuotersi sono sempre e solo io.
Le loro mani sono state ad un palmo dal mio naso, eppure non sono stato
in grado di afferrarle.
Credo sia normale che ci si stanchi della gente che non fa altro che
piangersi addosso.
Eppure mi chiedo se anche io al loro posto mi sarei comportato
ugualmente.
So perfettamente quale sia la risposta.
Ed è anche a causa di questo che mi ritrovo così triste, ora.
Deluso da tutti, ho lasciato che le loro bugie le raccontassero a
qualcun’altro.
Sono davvero stanco.
Le cose non torneranno indietro, è inutile lamentarsi del presente,
l’importante è provare a sforzarsi ed
andare avanti, apprezzando la nostra quotidianità, almeno per noi
stessi.
Già.
Anch’io sono in grado di snocciolare belle frasi, ma poi la parte
difficile è metterle in pratica.
Come minimo, ora, dovrei alzarmi da questa sedia, uscire da quella porta
e lasciare che qualcosa mi travolga. Qualunque cosa.
Non ne capisco bene il motivo ma addosso ho una sensazione di ansia che
mi rende questo mio momentaneo stato di ebbrezza veramente poco
piacevole.
Afferro velocemente la mia giacca di pelle nera ed apro piuttosto
violentemente la porta, che và a sbattere contro qualcosa, che si rivela
presto essere un qualcuno.
“Ah!!” Daisuke si volta verso la mia direzione, massaggiandosi la
schiena con le mani.
Solleva un sopracciglio mentre mi osserva sbalordito.
“Non siete andati a bere fuori?” Rimango fisso sull’entrata, continuando
a tenere lo sguardo alzato, puntato negli occhi di Die, mentre pronuncio
la frase.
“Perché hai cambiato idea?” Si appoggia al muro di fianco a me.
“Sarebbe carino se ogni tanto venissi anche tu.” Il tono è quasi ironico
nella sua affermazione, mentre continua a guardarmi.
Non dico nulla, mi sposto da davanti alla porta incamminandomi verso il
corridoio, mentre alzo il dito medio della destra in segno di saluto
verso Die.
Sono sicuro che ora si sia messo a sorridere, idiota com’è.
“Kyo.” Mi afferra un bordo della giacca, mentre non riesce a rimanere
serio per parlarmi.
E lo sguardo fintamente arrabbiato che ho ora assunto non aiuta di certo
la situazione.
“Vieni anche tu con noi.” Cambia completamente espressione, quel sorriso
dolce è davvero sprecato per dirmi una cosa del genere, ci sarei venuto
a bere fuori con loro in qualunque modo me lo avesse chiesto.
“Mah...” Sospiro, spostando lo sguardo verso la finestra che riempie
della luce elettrica della strada l’androne.
Lascia la presa dalla mia giacca e nonostante continui a sorridere,
quello stesso sorrido ha perso la sfumatura che aveva in precedenza.
Sembra più cupo.
“Non ho detto di no.” Mi appresto a chiarire.
“Ed io non ho detto nulla.” Quando vedo nuovamente allungarsi gli angoli
della sua bocca nella sua più tipica espressione mi sento meglio.
“Ma se avevi una faccia tristissima.” Socchiudo gli occhi mentre lo
osservo, trovo piuttosto strano il fatto che ancora non sia scoppiato a
ridere.
“E’ vero.” Abbassa di poco il volto, mentre mi osserva di sguincio.
“Kyo!” Il tono euforico di Toshiya mi fa voltare verso di lui, che si
sta sbracciando per chiamarmi.
Sembrano davvero contenti che anche io mi sia aggiunto a loro stasera.
“Toshiya deve rovinare sempre tutto.” Ruoto nuovamente il volto nella
direzione di Die, che scuote la testa sconsolato.
“Che?” La mia voce ha risuonato decisamente troppo nella sala.
Rimane per un po’ a fissarmi, è stranamente troppo serio oggi.
Le labbra si arcuano appena, mostrando quei suoi denti perfetti.
Finchè finalmente non scoppia in una risata cristallina, tipica delle
sue.
“Ti stavo prendendo in giro...che carino che sei.” Mi passa appena una
mano sui capelli, mentre si allontana in direzione dell’uscita.
“Io non sono carino.” Borbotto offeso.
Ecco. Credo che adesso la mia faccia sia un misto tra lo shock appena
subito ed un colore vagamente simile ai toni del rosso; comunque non
credo di avere un espressione intelligente.
Sicuramente la mia mente comincerà ad elaborare chissà quali assurde
stranezze.
E di certo ora non mi aiuta vedere Die che mi sta aspettando all’entrata
dello studio, fumando una sigaretta e bofonchiando qualche cavolata in
direzione di Kaoru. |