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| Feel Like Dying | |||||
| by Georgia | |||||
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Part 7 “Signor Yasunori, prego firmi qui, qui, e qui.” L’avvocato disegnò tre croci su quel foglio che non avevo neanche letto. Avevo troppe cose da firmare per preoccuparmene, non sapevo neanche quale dei tanti contratti fosse; se la cauzione, il conto della clinica privata, la vendita del vecchio appartamento o l’acquisto di quel piccolo loft ‘Massima discrezione’ così lontano dal centro. Mi cadde l’occhio sul titolo. Ki/oon Records e L’Arc~en~Ciel. Ah, già... stavo per essere cacciato. “Grazie, signor Yasunori. Da questo momento i nostri rapporti possono essere considerati conclusi. Spero di avere nuovamente l’occasione di lavorare con lei, in futuro.” Il tizio della casa discografica mi tese la mano. Io la ignorai, inchinandomi. Signor Yasunori... non ci ero abituato, anche sul lavoro tutti mi chiamavano solo Sakura... Il mio avvocato mi mise una mano sulla spalla e mi spinse delicatamente fuori dalla stanza. Forse sorrideva a quel modo perchè aveva capito che stavo per saltare al collo del tizio della Ki/oon e strozzarlo. Forse. Speravo di aver scelto l’uomo giusto, dato che nelle ultime settimane avevo affidato tutto a lui, limitandomi a firmare i contratti che mi metteva sotto il naso. Ero nelle sue mani. Se avesse voluto, sarebbe riuscito senza problemi a vendermi al circo come gorilla. Ero stato in banca e dal commercialista. Avevo scoperto di possedere abbastanza soldi da riuscire a vivere “normalmente” per almeno due anni. In fondo non avevo comprato un appartamento in centro come Tetsu, né una macchina costosa come quella di Ken. Non avevo ancora deciso cosa fare con tutti quei soldi, e grazie al cielo erano ancora lì. La prossima mossa sarebbe stata chiudermi in casa e aspettare che la depressione passasse. Niente più alcool né droga. Tanto non hanno mai funzionato. Ogni tanto camminavo senza meta in giro per Tokyo, prendevo la metropolitana e osservavo la gente. Ero sicuro che nessuno mi avrebbe riconosciuto, nessuno si ricorda mai della faccia sformata dall’eroina di un batterista arrestato mesi fa. Mi ero anche iscritto ad una palestra, ma non ci andavo spesso. Avevo paura degli schermi televisivi sopra le cyclettes e i tapis roulants. Avevo paura che la sua faccia saltasse fuori all’improvviso, arrabbiata e accusatoria. Non l’avevo più visto da allora. Ero tornato al nostro vecchio appartamento, ma lui non c’èra già più. Sapevo di non aver nessun diritto nei suoi confronti, e non rivederlo mai più sarebbe stata una giusta punizione. Forse starmene buono a casa con il telecomando in mano sarebbe stata la cosa migliore da fare... ma in fondo non sono mai spiccato come “quello che fa sempre la cosa giusta”. E si è visto. Tirai fuori la mia rubrica da uno degli ultimi scatoloni del trasloco. Era quasi divertente vedere come, cancellando tutte le cattive amicizie, restassero solo i numeri di qualche famigliare e di amici del liceo che non sentivo da secoli. “Sono una vittima dell’ambiente che mi circonda.” Sorrisi. In fondo è vero. Se tutti intorno a te si fanno, finisci per farti anche te. Sono sempre stato un tipo condizionabile, dopotutto. Comunque, più sfogliavo quella rubrica, più mi rendevo conto che io e Hyde non avevamo amici in comune. C’erano solo due persone che avrei potuto chiamare per sapere qualcosa su di lui. Una di queste era Tetsu. Sicuramente sapeva dove fosse Hyde, e altrettanto sicuramente era riuscito a coronare il suo sogno d’amore con il mio piccolo vocalist. Era da anni che ci sperava. Non avrei comunque avuto il coraggio di chiamarlo. La seconda persona era Ken. Non l’avevo neanche più ringraziato per essere venuto a trovarmi in clinica. Quella era stata la prima volta che ridevo nell’arco di un mese. “Fiori? Oh, ti prego, dimmi che ci hai nascosto delle sigarette...” “No, mi dispiace... però puoi provare a farli seccare...” Ken non mostrava il minimo rancore nei miei confronti. Mi aveva sgridato come fossi un bambino, mi aveva detto apertamente ciò che pensava. E che potevo contare su di lui per qualsiasi cosa. Proprio per questo, con il telefono in una mano e la rubrica nell’altra, mi vergognavo un po’ a chiamarlo per chiedergli di Hyde. Mi avrebbe sicuramente detto di lasciarlo stare. “A cosa stai pensando?” “A niente...” “Allora pensa a cosa vuoi mangiare, non possiamo girare all’infinito.” Hyde scivolò giù lungo il sedile dell’auto di Tetsu con aria sconsolata. “Vorrei del ramen... uno scodellone enorme di ramen...” “È difficile.” Tetsu tamburellò con le dita sul volante aspettando il verde. “Ci hanno vietato i ristoranti popolari e troppo affollati per almeno un paio di mesi, non mi sembra il caso di rischiare il contratto. Sono già abbastanza incazzati su alla Sony... Che ne dici di andare in un ristorante tradizionale giapponese?” “No. Allora fermati in un supermercato, andiamo da me e cucino io.” Tetsu si girò esasperato verso il suo passeggero. “Ma sei stato tu a chiedermi di uscire!!” “Lo so, ma se non posso entrare in un ristorante perché sono troppo bravo, troppo bello e troppo famoso non posso fare altro che adeguarmi.” Sorrise e si strinse nelle spalle. “Già, sei anche troppo alto, ti noterebbero subito.” “Ha parlato il gigante! Come se fossi molto più alto di me senza quelle scarpe orrende!” “Okay, cambiamo discorso. In fondo, il fatto di essere un tappo ti rende adorabile...” “Famoso bassista avvelenato. Cantante in fuga.” “Oh, un supermercato!” “Mi spieghi come mai siamo finiti a mangiare riso al curry?” “Perché è il mio piatto preferito, no?” Hyde sorrise per un attimo e riprese a mangiare felicemente. “E i Ramen? Hai idea di quanta roba hai nel frigo?! Hai fatto la spesa per almeno un mese, neanche fossimo in tempo di guerra...” “Tetchan...” Hyde posò il cucchiaio nel piatto vuoto e lo guardò negli occhi. “I ramen li possiamo mangiare domani a pranzo, se ti fermi a dormire...” “Non ci provare, so che hai un secondo fine!” L’espressione sulla faccia del piccolo vocalist non cambiò di una virgola. “È chiaro che ho un secondo fine.” “Mi vuoi mettere a disimballare gli scatoloni del trasloco??” “Sbagliato. Non ti lascerò il tempo nemmeno per pensare a quegli scatoloni.” Detto questo, si alzò e cominciò a sparecchiare. Tetsu fissò assorto il punto dove prima c’era il suo piatto vuoto. Era incredibile la facilità con cui Hyde riusciva a scatenare certe reazioni in lui. Non che gli dispiacesse, ovviamente. Improvvisamente sentì due braccia circondargli le spalle, tirandolo indietro verso lo schienale della sedia. La guancia calda di Hyde si appoggiò alla sua. “Vuoi che ti aiuti a sparecchiare?” Scosse leggermente la testa. “No, sei mio ospite stasera.” “Come mai non hai ancora finito con questi scatoloni? Ormai sono quasi tre settimane che vivi qui...” “Non mi va. Ci sono troppi ricordi che preferisco lasciare lì dove sono.” Rise leggermente. “Per un po’ non avrò bisogno di nessun piano d’appoggio.” Tetsu girò la testa per riuscire a guardarlo bene in faccia. Voleva vedere la sua espressione. “Sono ricordi... di Sakura?” “Già.” Hyde annuì velocemente, si staccò dall’abbraccio di Tetsu e andò a sedersi sulle sue gambe. “L’ho visto, sai? Era quasi irriconoscibile.” Tetsu prese le braccia di Hyde e se le mise al collo. “Vi siete parlati?” “No, lui non sapeva che ero lì” Si strinse ancora di più a lui. “Sapevo dov’era, e sono andato a vedere come stava.” “In che senso? Come lo sapevi?” La mano di Tetsu gli accarezzava i capelli. La stava prendendo bene, non si era arrabbiato con lui. Meno male... “Sono rimasto in contatto con il suo avvocato, mi ha informato su tutto ciò che faceva...” Alla fine Hyde si era preoccupato per lui? “L’hai perdonato?” Non se l’era sentita di abbandonarlo, nonostante tutto? “Forse un giorno ci riuscirò.” “Gli vuoi ancora bene?” Aveva paura di sentire la risposta. “Gliene ho voluto. Ma ora è diverso, ci sei tu con me...” Hyde si staccò da lui e lo guardò negli occhi. “Mi credi, vero?” Tetsu sorrise. Certo che gli credeva. Un po’ perché non aveva altra scelta, un po’ perché si fidava di lui. Ormai avevano superato entrambi i loro problemi. Si alzò in piedi con Hyde ancora in braccio e si diresse verso il divano, ignorando le sue proteste. Lì, di fianco a uno dei braccioli di pelle, c’era un grande scatolone da trasloco con sopra una lampada e delle riviste. “Hai proprio imparato a conviverci, eh?” Rise, lasciandolo cadere delicatamente sul morbido. “Già.” Hyde si sdraiò, tirando giù Tetsu con sé per un braccio. “Sono orami tre settimane di perfetta e pacifica convivenza.” Tetchan gli arruffò i capelli. “Domani mattina ti aiuto a disimballare... Poi mangiamo i ramen e andiamo a comprare un bel tavolino per questo salotto, una credenza per l’ingresso, un VERO armadio...” “Sei dannatamente geloso di quegli scatoloni, eh?” “Già. Non ti voglio dividere con nessuno... stupidi pezzi di cartone...” Fine ................................................... Waaah!!! E' Finita!!! Delusi? Ci ho messo davvero tanto, (DAVVERO DAVVERO tanto -__-;;)... e ora che faccio? uffa, dovrò cominciarne un'altra, se no mi annoio~ Grazie mille a tutti quelli che hanno letto questa fic e a tutte le persone che mi hanno scritto... non l'avrei mai finita senza un po' di istigazione ^_^ thanks~ thanks a lot~! Alla prossima! |
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