.
  .
   
..
  .
Feel Like Dying
by Georgia
   
Part 1


Una giornata totalmente inutile.
Nessuno riusciva a concentrarsi. Nessuno ne aveva la benché minima voglia.
Le note suonate a casaccio non facevano altro che rimbalzare sulle pareti insonorizzate della sala prove, sperdute e inutili. Era un po’ lo stesso stato d’animo dei tre ragazzi rinchiusi tra quelle quattro mura.
Non ne avevano voglia, ma dovevano farlo. Il loro obbiettivo era, sinceramente, guadagnarsi il pane con un’altra canzone. Non erano dell’umore di parlare di “Passione per la musica”.

Ognuno aveva i suoi problemi, il suo “altro a cui pensare”, ma tutti si stavano sicuramente chiedendo la stessa cosa.
“Dov’è Sakura?”
Ancora una volta, il loro batterista non si era presentato alle prove. Negli ultimi tempi saltarle era diventata un’abitudine, nonostante in passato fosse sempre stato serio e puntuale. Cosa lo aveva spinto a cambiare così?

Tetsu si alzò e spense l’amplificatore con un gesto secco. Lo avrebbe anche preso a calci dalla rabbia, se le suole delle sue scarpe non fossero state così alte.
“Come si fa a provare senza la batteria?!” Sgridò gli altri.
“Non prendertela con me.” Ken posò la sua chitarra e tirò fuori un cellulare dalla tasca della sua giacca. “Ho provato a chiamarlo per tutta la mattina ma non mi ha mai risposto.” Fissava passivamente lo schermo illuminato di verde. “Non sono io sua moglie qua.”
Hyde lo guardò, sentendosi chiamato in causa. “Io almeno un compagno ce l’ho. Tu consolati pure con i gatti.”
“Basta voi due!”
“Esco a fumare.” Ken se ne andò di corsa, senza aspettare una risposta.
“Ah, anche io!” Hyde fece per alzarsi dalla sua sedia ma fu subito bloccato da Tetsu.
“Tu non vai da nessuna parte. Dimmi, sai dov’è Sakura?”
“No che non lo so, perché dovrei?”
“Vivete insieme...”
“Non torna a casa da almeno due giorni.”
“Tu lo sai perché sparisce così?”
“Tetsu, ti ho detto che non so nulla! Perché devo sempre sapere tutto su quel coglione?! Se lui se ne frega, me ne frego anche io! Non ho bisogno di lui!” Hyde gridò, cercando di trattenere le lacrime che lottavano con il suo orgoglio per uscire.
Senza neanche prendere il suo zaino, o guardarlo in faccia, sorpassò velocemente
Tetsu e corse fuori dallo studio.

“Tu forse no, ma noi si...”



L’aria in strada cominciava a diventare fredda, ma la faccia di Hyde era calda di lacrime e rabbia.
Correva dritto avanti a sé, senza pensare alla sua meta. Voleva solo allontanarsi il più possibile dallo studio e dagli sguardi dei suoi compagni.
Forse andava semplicemente incontro al sole che stava tramontando alla fine della strada... forse da lui...
Già, doveva andare da Sakura. Doveva fare qualcosa.
Si fermò. Cercò di ricordarsi dove fosse la stazione della metropolitana più
vicina. Mise le mani in tasca, e non toccarono niente. Non aveva con sé soldi,
portafoglio, documenti, cellulare... in quel momento non era nessuno, ed era solo.
Non poteva fare altro che andare a piedi, nonostante fosse lontano, era sempre
meglio che tornare in studio e scusarsi Tetsu.
Mentre il suo respiro veloce si calmava, Hyde asciugò le poche lacrime seccatesi
sulle sue guance e prese a camminare contro il tramonto.



“C’è Sakura?”
“Dipende da chi lo cerca.”
“Sono il suo... compagno d’appartamento. Devo vederlo assolutamente.”
Un uomo sulla quarantina, pelato, squadrò Hyde da capo a piedi prima di scomparire dietro la porta di quello scuro appartamento.
Hyde si guardò intorno.
Sulla porta non c’era la targhetta del nome, e il posto era un comunissimo edificio in una via come tante. La gente più impensabile fa le cose più strane…
Poi, lo scatto della serratura lo svegliò dai suoi pensieri, e la porta non si aprì di molto. La catena di sicurezza era inserita. Chissà cosa gli aveva detto Sakura. Lo stesso uomo di prima avvicinò la faccia allo spiraglio. “Sakura-kun ora ha da fare. Se hai pazienza puoi aspettarlo.”
Senza aggiungere altro, la porta venne richiusa in fretta.

Passarono dieci minuti, forse venti. Ormai fuori era buio da ore, e le sue gambe cominciavano a rifiutarsi di sostenerlo. Hyde si sedette su uno scalino polveroso e si prese la testa tra le mani.
Perchè non se ne andava? Sapeva benissimo di non poter parlare con Sakura, dato che sarebbe uscito di lì strafatto. Addio al piano ‘ facciamo ragionare Sakura e convinciamolo a smettere di drogarsi ’. Se solo avesse detto una parola riguardo all’eroina le avrebbe prese come al solito. E ne aveva paura. Sakura era almeno tre volte lui, non poteva farcela da solo.
“Come faccio ad aiutarlo..?”
Nessuno però era in grado di aiutare Hyde.
La stanchezza cominciava a farsi sentire sempre più pesante. La sua mente confusa aveva perso ogni condizione del tempo che passava. Chissà da quanto era seduto lì? Due ore? Quattro?
“Sakura...”
I suoi occhi si chiusero lentamente contro la sua volontà, la sua coscienza cercava riparo in qualcosa che non fosse la realtà. In un sogno forse.



Sentì di essere sollevato. La schiena gli faceva male, ma non importava.
Socchiuse gli occhi e vide i lunghi capelli neri e il collo di Sakura, mentre lo portava in braccio come un bambino. Confrontando le loro corporature Hyde era davvero un bambino, nonostante fosse anche più “vecchio” del batterista. Sakura appoggiò quel corpo più piccolo sul sedile posteriore della sua macchina
e lasciò che si sdraiasse. La portiera sbattè.

La prima cosa che Hyde registrò dopo furono i vestiti che gli venivano tolti di
dosso e un letto morbido sotto di lui.

“Sakura?”
“Shhh...”

Hyde lo lasciò fare, in silenzio, limitandosi solo a gemere in risposta ai suoi baci.
Subito dopo, senza né preliminari, né una goccia di lubrificante, Sakura entrò dentro di lui. Cercò di non urlare. Faceva male, certo, ma c’era abituato. Succedeva spesso ultimamente. Anche se il suo corpo era tiepido, lo spirito di Sakura era freddo, la sua mente distante.

Stava facendo l’amore con un fantasma. Un fantasma stava usando il suo corpo.



Le prove andarono male anche il giorno dopo. Sakura era venuto in macchina la mattina stessa con Hyde, si era messo alla batteria e aveva cominciato a suonare. Si comportava come se niente fosse stato. Come se non si aspettasse nessuna predica da Tetsu. Erano tutti a disagio, tranne lui.

Hyde stonò di nuovo. Non si ricordava neanche più le parole di quella canzone che aveva cantato fin troppe volte. Era preoccupato, anzi, terrorizzato all’idea di tornare a casa con Sakura. Sperava che Tetsu non gli facesse una predica troppo pesante, ma era comunque sicuro che Sakura sarebbe stato furioso... e che quella notte ci sarebbe andato pesante.
Già, aveva paura.
L’uscita sul retro?

Tetsu annunciava la fine delle prove e chiamava Sakura per parlare in privato, Ken rispondeva alla chiamata della moglie sul cellulare. Hyde uscì dalla stanza e si sedette su una panchina del corridoio. Non aveva nessuno strumento da mettere via.
Si sentiva estraniato dal resto del gruppo.
Nessuno scherzava più come prima, come se i L'Arc~en~Ciel non fossero mai esistiti realmente. Anche i bei tempi con Sakura erano finiti; del suo amore era rimasta solo un’ombra scura e indistinta. Non c’era più dolcezza, non parlavano neanche più. Era rimasto solo il sesso, che Sakura non chiedeva neanche. Prendeva ciò che voleva e se ne andava.

Non voleva tornare a casa, ma non se la sentiva di lasciare Sakura lì.

L’ennesima notte passata in bianco cominciava a farsi sentire, martellando sulla sua testa con un senso di stordimento.
“Posso dormire.” Pensò. “Sakura mi sveglierà quando avranno finito…”



“Hyde! Haido!” delle mani lo scrollavano delicatamente per le spalle. Non era la voce di Sakura.
“u..uh?”
“Haido, svegliati!”
Tetsu, il suo migliore amico. Come un fratello maggiore che ora aveva cose più importanti da fare che badare a lui...
“Tetsu? Che ore sono?” Hyde si sfregò gli occhi assonnati e si guardò in giro. Dov’era Sakura?
“Sono le undici... hai dormito molto, Haido.” Tetsu sorrise dolcemente guardando il piccolo vocalist intontito dal sonno. “Perché non sei andato con Sakura?”
“Già... me lo chiedo anche io...”
Tetsu rise piano e cominciò a frugare nella sua borsa. “Hai i soldi per un taxi? Vuoi che te li presti io?”

Tornare a casa? No... non voleva neanche mettere piede in quell’appartamento. Soprattutto ora che si era ricordato quanto potesse essere gentile una persona nei suoi confronti.
Mise una mano sul braccio di Tetsu per fermarlo. Lui guardò su.
“Tetchan... senti... posso dormire da te stanotte?”
“Come? Perché, hai litigato con Sakura?”
Hyde non rispose, ma guardò Tetsu negli occhi mentre la stretta sul suo braccio si faceva leggermente più forte.
“Capisco... okay, puoi venire. Domani mattina possiamo annullare le prove.”

Che sollievo.

“Grazie, Tetchan.”
“E di che?” Tetsu strinse a se la borsa, come se avesse avuto i brividi. Lo sguardo di Hyde…era come se dicesse: “Non lasciarmi solo, ti prego...”



Le luci della strada sfrecciavano velocemente sul finestrino dell’automobile, seguite da altre e altre ancora, all’infinito. Le luci di Tokyo non finivano mai, illuminando tutto come se fosse giorno.
Era bello, ma non si potevano vedere le stelle.
O una cosa o l’altra, bisognava semplicemente sceglierne una e vivere senza l’altra, no?
Le stelle o le luci? Il dolce e comprensivo Tetsu o Sakura, il suo primo vero amore, quello che aveva davvero bisogno di aiuto, anche se lo rifiutava in tutti i modi?

Tetsu vide che Hyde era caduto di nuovo nei suoi pensieri. Voleva provare a parlargli, ma sapeva che non era il momento più adatto. Doveva aspettare una situazione migliore.
Per rompere il silenzio accese la radio.

MORNING MUSUME.

Hyde si girò verso Tetsu, in parte divertito e in parte scioccato.
Passò qualche secondo.

“Bè?”
“Bè cosa?”
“Vuoi davvero ascoltare questa roba?!”
“Cosa c’è di male?” Tetsu stette al gioco, finalmente uno sguardo diverso sulla faccia del suo amico.
“Cosa c’è di male?? Ma ci senti?? Sono le... Morning Musume!! Devi aver lavorato troppo... troppa masturbazione fa male al sistema nervoso, sai?”
“HAIDO!”
“Ehehe... Scusa...”
“Dai, alla fine non cantano male...”

Silenzio...

Entrambi scoppiarono a ridere.

“Cosa pensi che direbbero i nostri fans se cominciassimo a fare questo tipo di musica?”
“Li perderemmo tutti... sarebbe peggio che raparci a zero tutti e quattro! Tetchan,
non conoscevo questo lato oscuro di te. Forse saresti dovuto entrare nei Johnny’s Jr!”
“Sì... e posare nudo come loro, con solo una bacinella da bagni termali a coprirmi...”
“Non sarebbe poi così male...”
“Non mi piace la piega che sta prendendo questo discorso...”
Hyde si mise le mani sulle guance e strillò come una ragazzina. “Kyaaaahh~~ Tetchan! Kawaii da yo~~!! Suki da yo~~!!!”
“Stupido!! Smettila!” Tetsu scoppiò a ridere e alzò al massimo il volume della
radio. “Se ti sentissero le Musume potrebbero anche prenderti!! Con il faccino che ti ritrovi!”
“Ti ammazzo!”
“Haido!! Sto guidando!!”
...



Tetsu si fermò davanti alla porta del bagno e tese l’orecchio.
Hyde stava cantando.
Canticchiava piano la loro nuova canzone, tutte le parole erano esatte. Eppure in studio non aveva fatto altro che stonare... ora invece cantava con voce chiara e limpida, accompagnato dal melodico e incessante scroscio dell’acqua della doccia che batteva contro suo corpo e sul pavimento.
Lo poteva quasi immaginare, avvolto in una luce tenue, tra il vapore bianco...

Com’era possibile che la presenza di Sakura in studio lo turbasse così tanto? Doveva proprio andare male tra i due, Hyde sembrava così perso... così triste e solo... avrebbe voluto trovare il momento adatto per parlare con lui, ma era davvero difficile. Hyde cercava sempre di evitare l’argomento, chiacchierando
inutilmente per stroncare sul nascere qualsiasi domanda scomoda. Faceva sempre così quando stava male per qualcosa. Il problema più grave di quel ragazzo era l’orgoglio.

Tetsu voleva solo che fosse felice. Voleva vederlo sorridere, con quel suo sguardo diabolico così kawaii. Voleva stargli vicino, anche solo per proteggerlo. Era l’amico che più contava al mondo.
Molto spesso aveva pensato di amarlo, immaginando di possedere le sue labbra e il suo corpo, ma in anni era giunto alla conclusione che il suo era semplicemente un forte sentimento di amicizia. Anche un amico poteva dare il batticuore, no? Inoltre, Hyde era un uomo.
Aveva tirato avanti fino a quel momento ignorando la vocina dentro di lui che tentava inutilmente di gridare “No! Tetsu, ti sbagli! Un amico non può dare un batticuore così! Non puoi voler fare l’amore con un tuo amico. Hyde non è solo un amico!”
Trattandolo come un fratello.

Sorrise. Doveva tirare fuori degli asciugamani per lui, poi forse avrebbero mangiato qualcosa. Un solo bento per cena non dava energie sufficienti a dei musicisti per comporre della buona musica.

Nell’antibagno fu accolto dai vestiti del piccolo vocalist accatastati disordinatamente su una delle tante mensole di marmo bianco. Tetsu scosse la testa rassegnato prima di cominciare a piegarli con ordine. Quell’uomo era irrecuperabile. Il fatto di vivere con Sakura, poi, non lo aiutava affatto.
Tetsu tremò immaginando il loro appartamento.
Improvvisamente, qualcosa sfuggito dalle tasche dei pantaloni di pelle nera cadde sul pavimento piastrellato, emettendo un leggero fruscio. Tetsu si chinò a raccoglierlo, senza accorgersi di cosa fosse realmente finchè non lo tenne a pochi centimetri dal naso.

Un…Profilattico…?

Ma... cosa aveva in mente quell’uomo...?
Aveva forse intenzione di... provarci? Ecco perché aveva chiesto di poter fare una doccia! Anche il fatto di averlo aspettato quella sera, forse fingendo di dormire, era tutto premeditato!

Tetsu si vide riflesso nello specchio. La sua faccia era completamente rossa, e stringeva trionfalmente a mezz’aria il profilattico in una mano. Si fece quasi pena. Hyde aveva un’intensa vita sessuale con Sakura, e forse anche un paio di donne. Come poteva pensare che cominciasse a interessarsi a lui?
Si infilò velocemente il profilattico in tasca al cessare del rumore dell’acqua. Pochi secondi dopo la porta del bagno si aprì.

Hyde era lì in piedi.

La pelle bagnata e lucida. Si poteva percepire quanto fosse calda e morbida solamente a guardarla. Le gocce d’acqua grondavano giù dai morbidi capelli neri, per percorrere le sue guance leggermente arrossate... il collo bianco... le spalle sottili e ben delineate... il suo perfetto petto liscio, seguito armoniosamente da una addome magro e piatto... poi, l’asciugamano di sottile lino legato intorno ai fianchi lasciava perfettamente immaginare ciò che nascondeva egoisticamente alla vista.
Avere Hyde in casa, nel suo bagno, davanti a lui in quello stato provocò in Tetsu una reazione fisica che il suo corpo non poteva in alcun modo evitare.

Era un sogno?
No... se fosse stato un sogno Hyde si sarebbe avvicinato lentamente, lo avrebbe baciato con dolcezza e passione, finchè lo strusciare sensuale dei loro corpi avesse fatto allentare e cadere l’asciugamano lungo i suoi fianchi, fino ai suoi piedi e...

...e invece Hyde se ne stava lì impalato sulla porta, fissando Tetsu con aria interrogativa.



………………………………………………………………………………………


Ho scritto questa fanfic in vari momenti... una notte a Parigi, a cena con la mia famiglia in un ristorante giapponese (immaginatevi la conversazione ^^;), sola sul treno per il mare e su quello per il ritorno, seduta su degli scalini aspettando che mio padre passasse a prendermi, in sala d'aspetto per l'oculista... ormai ci sono abbastanza affezionata, e spero davvero che vi piaccia.
  .
 
  .   

 
  .