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Teeth Fairy Lemony Tale
by Georgia
   
Capitolo 1
Dove le tette finte regnano sovrane



C’era una volta una principessa di nome Toshiya. Toshiya era una delle più belle fanciulle del reame, se non fosse stato per quei suoi orribili denti storti.
Spesso sua madre, la Regina Mana, le aveva organizzato incontri a scopo matrimoniale con i principi dei paesi vicini, ma appena essi vedevano il suo orrendo sorriso scappavano senza mai farsi più vedere. Per questo, alla bellissima principessa era stato proibito di sorridere. La Regina Mana l’aveva fatta rinchiudere nella stanza più spoglia e triste del palazzo, impedendole qualsiasi cosa la potesse divertire. Lì dentro le era solo concesso di guardare telefilm strappalacrime come “Incantesimo” e “Kamisama”, e leggere libri come “I Miserabili” e “Storia dei Papi”.
La bellissima fanciulla però non si perdeva d’animo. Grazie alla sua coglionaggine congenita e al muschio che cresceva rigoglioso sulle pareti della sua cella (ben essiccato e ben rollato) era riuscita a non perdere il suo sorriso, che nonostante ostentasse dei tenti molto brutti, era meravigliosamente radioso.
C’è un’altra cosa da dire della principessa Toshiya.
Si sa come le principesse con poco seno non siano una grande rarità, basti vedere Biancaneve o Aurora. Questo perché le favole sono per bambini, e piazzare una cenerentola tettona davanti a un pupetto di tre anni provocherebbe l’insurrezione del comitato genitori. Nel nostro caso, la nostra Toshiya non aveva seno per il semplice fatto di essere in realtà un uomo. Anche la Regna Mana era in realtà il Re, e la stessa malattia mentale era stata contratta da molti abitanti del regno, a causa di un potentissimo incantesimo chiamato “Vanilla” che lo stregone Gackt aveva lanciato per placare la sua collera dopo un intervento di alchimia plastica riuscito male. Non era comunque la prima cazzata che quel fattucchiere faceva.

Sprechiamo due parole anche riguardo allo Stregone Gackt.
Un tempo, circa 400 anni prima, era un re molto potente che governava il famoso Mars Kingdom. Era davvero bello, e molti dei paggi finivano per innamorarsi perdutamente di lui, e ovviamente Gackt non aveva il cuore di respingerne nessuno. Così finì per avere più amanti che sudditi e il suo regno andò in crisi. Il re Yoshiki, grazie alle sue spie riuscì a intercettare la grandissima occasione e ingaggiò uno spietato combattimento con lui: Si chiusero in una stanza e dettero sfogo all’onnipotenza congenita che caratterizzava entrambi. Chiunque si fosse avvicinato al luogo dello scontro, avrebbe potuto sentire le parole che si scontravano affilate come le lame in un duello.
Gackt: “Io so suonare il pianoforte!”
Yoshiki: “Anche io, e molto meglio di te!”
“Io faccio Fanservice migliori!”
“E io parlo l’inglese!”
“Anche io!”
“Non è vero, il tuo inglese fa schifo!”
“Beh, io ho le fans più giovani e fighe!” 
“E che te ne fai? Tanto corri sempre dietro agli uomini!”
“Beh, io mi sono fatto Hyde!”
“Sai che roba, Haido se lo sono fatto tutti! Beh, io mi sono fatto Hide!”
(...)
Dopo tre giorni di estenuante battaglia, Yoshiki varcò vittorioso la soglia della stanza. Aveva vinto sfruttando l’unico (?) punto debole di Gackt. L’hula hop.
Gackt, umiliato e afflitto, cedette il suo regno e fuggì sulle montagne. Lì strinse un patto con il diavolo, Kaoru, demone novellino appena subentrato al posto del padre. Kaoru era così contento di firmare il suo primo contratto che avrebbe stretto un patto con chiunque (un po' come l'autrice di questa fic al suo primo bacio). Per questo, fu così coglione da dare a Gackt tutto quello che voleva, senza ricavarci niente. In questo modo, Gackt divenne un cantante-showman-attore-tuttofare che con la sua magia diabolica incantava milioni di ragazzine in tutti i regni, le quali compravano qualsiasi cosa lui producesse senza battere ciglio. Questo lo fece tornare ricco in pochissimo tempo, e grazie anche all’alchimia plastica poté permettersi bellezza eterna e tutti gli amanti che voleva nei secoli dei secoli amen.

Ma torniamo a Toshiya, che chiuso nella sua stanzetta sognava, grazie al solito muschio, casette di marzapane e alberi di cotton fioc. 
Ogni tanto Mana lo andava a trovare, per vedere se quel maledetto sorriso che gli impediva di avere dei successori al trono era finalmente sparito dalle labbra perfette del figlio.
Nonostante ogni volta che la vedesse, Toshiya fosse preso dall’irresistibile impulso di ridere delle sue tette finte, dopo un anno di prigionia imparò a restare serio ottenendo così la libertà. 
Per festeggiare la fine della sua vita da criceto in gabbia, il principe si camuffò indossando i suoi vestiti più virili (stiamo comunque parlando di corpetti) e andò a fare il giro dei bordelli entro le mura del borgo.
Marchetta dopo marchetta arrivò in una locanda, famosa per i suoi bellissimi ragazzi. Chiese all’oste di portargli l’uomo più bello che aveva, ma ahimè...
“Sono spiacente, straniero, ma i nostri giovani più attraenti sono stati condotti sulle montagne, nel regno dello stregone Gackt, da cui non hanno mai più fatto ritorno. Ora pare siano entrati a far parte del suo esercito personale: i Gackt Job.”
“Ma ve ne sarà rimasto almeno uno, no? Non è possibile che quel vile stregone abbia compiuto un tale scempio...” Toshiya non avrebbe mai accettato di tornare a casa senza quell’ultima soddisfazione.
L’oste si portò una mano al mento, con aria perplessa. “A dire il vero un giovane sarebbe rimasto, tuttavia mi sembrerebbe un po’ troppo ardito per la vostra nobile persona...”
“Mi conduca da lui! La prego, oste!!”
Così Toshiya fu condotto nella camera dell’ultimo puttano rimasto. Attese fuori che l’oste informasse il ragazzo, pagò ed entrò a sua volta nella stanza.
Il ragazzo che lo aspettava era biondo, con due stupendi e profondissimi occhi color nocciola che lo ghermirono all’istante. Era piuttosto basso, ma questo lo rendeva ancora più Pucci. 
“E così lei è il mio primo cliente...”
I due si avvicinarono. “Sì, mi chiamo...”
Il ragazzo gli mise un dito sulle labbra. La sua espressione non mutò, rimase seria. “Non lo dica. Io so chi è lei. Lei è la principessa di questo reame. Lei è come me, glielo posso leggere negli occhi...”
“Come lei, dice? Cosa intende?”
“Anche io non posso più sorridere, sono scappato dal mio regno proprio per questo motivo.”
“Quindi lei... è forse il principe Kyo... il principe Kyo del regno di Gauze! Ne parlavano molto a corte, mesi fa... Ma come è finito in un posto del genere?”
Kyo guardò a terra, con aria sofferente. “Già, sono io... Sono sopravvissuto fino a qualche mese fa soltanto perché la mia graziosa sorellina Shinya mi ricaricava ogni settimana la Postepay, ma un giorno mio padre Yoshiki l’ha scoperta e le ha proibito di aiutarmi. Ora l’ha mandata in sposa al crudele e tiranno Die, cugino di Kaoru il diavolo, re di Disneyland! Ho provato a sopravvivere facendo il cantastorie, ma nessuno volva ascoltare i miei racconti perché troppo cruenti. Così mi sono ritrovato qui. Devo guadagnare abbastanza soldi per riuscire a salvare mia sorella...”
“Oh, signor Kyo, anche io voglio aiutarla! La prego, mi porti con lei! Non voglio tornare dalla mia crudele madre. Io desidero seguirla...”
“Toshiya... voi...”
I due si presero e mani e si fissarono a lungo. Un sorriso si fece strada sul volto di entrambi. Un sorriso dai denti atrocemente storti. Fu allora che capirono di essere stati uniti dal destino, un destino che non li avrebbe sicuramente abbandonati. 
“Bene, principe Toshiya, allora andiamo! Adesso, subito!” Kyo si precipitò a fare i bagagli. Il sorriso di Toshiya si trasformò in un ghigno, mentre si appoggiava con le spalle alla porta e gli dava un giro di chiave. “Principe Kyo, non vi sembra di dimenticare qualcosa?”
Il biondino emerse dall’armadio e lo guardò esitante. “Lo spazzolino?”
“No, non lo spazzolino...” Toshiya si avvicinò a lui, prendendolo per i polsi e conducendolo al vicino letto. Lo spinse giù e si mise a cavalcioni su di lui. “Scordate che io ho ormai pagato...”
 
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