“Io. devo. cagare. Cristo!”, aveva urlato davanti alla porta chiusa.
“È Natale e non si bestemmia, bestia!”, gli aveva replicato il criminale di guerra, senz’altro con le mani ancora impiastrate dell’orrenda cera con cui assumeva le fattezze di un istrice in calore.
“E di sicuro non ti faccio entrare. Poi mi si attacca la tua puzza addosso”.
A diciotto anni non puoi metterti a piangere il giorno di Natale. Però puoi aver voglia di dar fuoco all’albero dopo averci legato tuo fratello. Quello sì.
TOKIO HOTEL ON ICE (FD © 2007)

“Sì, Natale. Non dirmi che non sai neppure cos’è?” “È nato qualcuno importante?”, era stata la replica forse leggermente seccata, mentre gli starnutiva addosso. “Sì. Diciamo di sì. Una volta l’aspettavo solo per i regali”. Sho aveva respirato rumorosamente, prima di stringerlo ancora più forte contro di sé. “Allora facciamo che il tuo compleanno, Kei?” “Cosa?” “Tu sei importante. E il tuo regalo... Sono io”
Una piccola, stupida volpe pulciosa sotto la neve di dicembre, certa sarebbe comunque tornato?
Sì, forse sì.

ANCHE A MALLEPA CADE LA NEVE (FD © 2006)

Ogni colpo, è per lui. Per lui che hai sconfitto, ma non hai mai vinto davvero. Per lui che non hai ammazzato: e non potrai più farlo. Per lui che morendo ti ha ucciso, portandosi via il tuo ultimo scopo. Eppure non è il solo morto a pesare sul tuo cuore. Ti fa male pensare che il cancro autentico, quello doloroso, sia il fatto quella donna te lo chieda ogni anno. Natale.
Festeggiare il giorno in cui sei morto. Come sempre, però, non hai il coraggio di dirle che odi quel maledetto venticinque dicembre, perché nessuno dei miti con cui gli umani vestono una data è davvero adatto a te. Per te, anzi, Dio non è mai nato. Non quello buono, almeno.
MILLE NASCITE DI UN NATALE (FD © 2006)

Mi aveva sempre difeso, Tomi: dagli altri ragazzi, dai detrattori, dai media. Dagli stronzi occasionali. Dai molto intenzionali. Aveva ripetuto fino alla nausea che non ero una checca, che non valevo meno degli altri, che avevo solo il buonsenso di farmi la mia vita senza distruggere quella del prossimo. Cosa avrebbe detto ora che gli dimostravo avesse torto? Ora ch’era evidente avessero ragione tutti gli altri?
E davo ragione anche a papà, beninteso. Neppure io avrei voluto un figlio come me.
Un figlio, però, che aveva disperatamente bisogno di sentirsi dare dello stupido, del presuntuoso e del melodrammatico, perché diciassette anni sono troppo pochi per pretendere di giudicare un genitore. Soprattutto se non lo sei e nemmeno immagini cosa voglia dire sentirti dentro il peso e la responsabilità di un’altra vita.
Io non lo sapevo, infatti: o non sarei scappato come un coniglio, né avrei passato ore a tormentarmi sul giudizio di mio fratello, quando Tomi, piuttosto, perdeva il senno nel cercarmi.
Non meritavo proprio quanto fecero per me: però ne avevo tanto bisogno. Quello sì.
Era il regalo che non avrei mai osato chiedere a Babbo Natale, finché non scoprii che probabilmente esisteva davvero. E ti ascoltava pure.
KAULITZENCHRISTMAS (Fictional Dream © 2007)
Juke-box
 
Un po' di musica per restare in tema

Welcome
 
Aspettando il Natale

Non si può festeggiare il Natale senza un Calendario dell'Avvento; senza una finestrella da aprire ogni sera in attesa del momento in cui si scarteranno i regali.
Visto che adoro il Natale e che adoro anche fare regali, quest'anno ho perciò pensato di creare un calendario molto speciale per tutti i miei lettori.
Ogni sera, senza barare, i lettori di Fictional Dream potranno aprire la casellina del giorno e scoprire una (o più) drabble creata proprio per l'occasione.
Solo cento parole e protagonisti tutti da scoprire accompagneranno dunque il vostro conto alla rovescia.

Credits
 
Chi ha lavorato per voi

Layout © Sar@
{Blurry Eyes || Adventkalendar 2009}, on-line dal dicembre 2009, è parte della collective Blurry Eyes.
Non ne è ammessa altrove la riproduzione, a meno che non sia stata autorizzata dalla stessa webmistress.

001 || 002 || 003 || 004 || 005